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mercoledì 5 marzo 2014

Il carrozzone

Proprio lì, dentro quel pomeriggio estivo, appostata sul balcone di casa di sua nonna, col sole che cade sui tetti che fanno ombra a cani e gatti stremati dall’afa (enti di un delirio onirico), Claudia sdraiata sul lato pericolante dove manca il sostegno, è felice.
E’ il giugno del ’78 e in quella stagione sente parlare di tanti fatti, ma il suo unico pensiero è che deve racimolare e assemblare il materiale per realizzare un carrozzone da far volare per la discesa di  piazza IV Novembre.
Col pollice e l’indice in bocca e la lingua a culo di gallina fischia: è il segnale con cui chiama i compagni di via Pietro Micca, cinque ragazzini di otto anni circa, la sua età, che si radunano davanti alla porta a vetri dello spaccio alimentare di sua mamma.
Scende, ma non dalle scale, da un tubo Innocenti che fiancheggia il ballatoio insicuro di nonna, si e no a tre metri di altezza, e li raggiunge: è  giusto l’orario in cui il signor Vicio, il ferramenta del paese, apre l’officina,  li aspetta perché ha messo loro da parte otto rondelle d’acciaio da montare alla tavola che hanno avuto dal casciamortaro del posto, il signor Salvaggio detto “Zoppas” per il  passo claudicante.



Fanno il giro delle botteghe e infine passano a comprare il fil di ferro dalla signora Mariuccia, una donna bassa, baffuta, quasi insignificante che subito dopo la guerra uccise con un colpo di pistola lo strozzino di suo marito, grande giocatore, e che mai patì un giorno di galera.
Il nonno di Claudia li aspetta alla “Passiata” per aiutarli a montare il bolide, un luogo dove i veterani trascorrono il pomeriggio: giocano a carte, chiacchierano, guardano le giovani che procedono a passo di moda esibendo cortissime minigonne, zeppe, colletti a punta e pantaloni a zampa di elefante, sparlano e sanno di  tutte le fuitine e dei fatti di corna del paese.
Quel pomeriggio, ultimato il montaggio, i ragazzini provano l’apparecchio e a turno si lanciano per la discesa.
La macchina è perfetta: funziona, le rondelle è bene che ce ne siano otto e non quattro e l’idea di montarne due ad una barra di legno avvitata al centro sotto il tavolone, legati i lati col fil di ferro fatto  passare da sopra, uso manubrio, è migliore di quello vecchio che non ha questa variante.
Il carrozzone lo tiene Claudia: è stata lei a ordinare le rondelle, a chiedere a “Zoppas” la tavola e a farsela tagliare con le misure stabilite da lei dietro suggerimento del nonno e infine è stata sempre lei a comprare il fil di ferro con le cinquecento lire prese dal cassetto del negozio di mamma.

Claudia, senza fare storie cerca di finire quei benedetti cavoletti: te li faccio ritrovare domani sera, vedi!
Zitte, c’è il presidente Leone alla televisione: si è dimesso finalmente, certo che la Cederna ne ha fatto di danno col suo libro. Possono dire quello che vogliono ma sono certo che alla fine insabbieranno tutto: per me comunque rimane lui in Italia il centro dello Scandalo Lockheed.
Anche secondo me non accadrà proprio un bel  niente: vedi la morte di Peppino Impastato, di Aldo Moro, vedi i sacrifici che Lama chiede a noi lavoratori per la sempterna crisi economica, vedi il referendum che abbiamo votato pochi giorni fa e che non ha cambiato nulla riguardo ai finanziamenti ai partiti: sti quattro ladri continueranno ad arricchire e noi non sapremo più da dove prendere il necessario per mangiare e tua figlia che fa pure storie!
Una cosa buona per voi femministe però almeno l’hanno fatta quest’incapaci …
Cosa?
La legge sull’aborto!
Sì, ma siamo anni luce lontani dall’emancipazione e dalla parità! Senti, hai visto che cosa ha portato tua figlia oggi a casa?
Sì, l’ho visto: un altro carrozzone.
E se si ammazza co sto passatempo pericoloso? Avoglia a dirle di non giocare così, ma non mi sente, me la fa davanti agli occhi.
bla bla bla
Claudia smette di ascoltare i suoi genitori, i loro discorsi di grandi che impastano parole e chiacchiere e trasformano tutto in un che di noioso e ributtante la trascinano letteralmente in un pomeriggio estivo qualunque, sul balcone poco sicuro di casa di nonna, col sole che cade su corpi immobili mentre aspetta che si faccia l’ora del segnale per giocare con i suoi amici di via Pietro Micca: al momento il suo pensiero più importante è quello di poter volare col carrozzone nuovo per la discesa di piazza IV Novembre e sterzare con la modifica apportata dal nonno.
E’ per questo, solo per questo che Claudia mangia tappandosi il naso col pollice e l’indice quei maledetti cavoletti, sogna ad occhi aperti, sogghigna come un’ebete, ed è già felice.

Lucia Immordino