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venerdì 2 gennaio 2015

Orrori natalizi: Un tacchino stupefacente!

Tutto ebbe inizio con pochi semi di cannabis.
Soter quell’anno si trovava in Spagna (causa progetto Erasmus) e lì conobbe un bel po’ di gente, in special modo marocchina che sapeva come fare arrivare certa roba in occidente senza troppi controlli.
Furono mesi da sballo finché il progetto non terminò e dovette rientrare in Italia.
Il suo pensiero fisso era come far pervenire la marijuana in casa propria.
Ci pensò per giorni finché uno dei suoi amici marocchini non gli suggerì di farla arrivare attraverso i semi di cannabis, ecco come!
Si informò comunque (non voleva correre rischi): i semi di cannabis sono esclusi dalla nozione legale di Cannabis, ciò significa che essi non sono da considerarsi sostanza stupefacente (L. 412 del 1974, art. 1, comma 1, lett. B; Convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961 e tabella II del decreto ministeriale 27/7/1992).
Bene bene.
Si fece portare dal Marocco pochi semi, li mescolò con quelli di canapa femminizzati e passò i controlli.
Arrivò in Italia, giunse a casa sua.
In Italia, però, la coltivazione di Cannabis è vietata (artt. 28 e 73 del DPR 309/90) se non si è in possesso di apposita autorizzazione (art. 17 DPR 309/90), e allora come fare per coltivare una piantina, piccolina, senza troppi intoppi?
Chiamò il suo migliore amico e parlarono della cosa finché Pancrazio non trovò la soluzione: avrebbe coltivato lui la piantina di marijuana, lui che abitava ad uno sputo dalla caserma dei carabinieri, lui la cui mamma (lieta che per la prima volta in vita sua non stesse facendo morire una pianta) gliela innaffiava tutti i giorni e la teneva in soggiorno, perché quella era una pianta bellissima (addirittura ne volle una piccola piantina la vicina di casa, che quando lo seppe Pancrazio per un po’ non gli scoppiò la giugulare!) e si stava facendo parecchio alta.
Era giunto il momento di farla sparire!
(Anche perché la mamma di Pancrazio aveva preso la pessima e nociva abitudine di farle prendere aria e sole proprio dalla parte del balcone che dava sulla caserma dei carabinieri!).
Decisero con Soter e gli altri di portarla altrove, anche perché non era ancora periodo di mietitura né di essiccatura!
Andrea, che possedeva un ampio territorio per il pascolo delle pecore, propose di mettere la pianta nel suo terreno con tutto il vaso per non danneggiarla.
Così fu deciso e così fecero.
Dopo qualche giorno però, videro la pianta toccata: un po’ masticata dagli ovini e un  po’ raccolta.

Le pecore quel Natale fecero un latte eccezionale e il formaggio andò a ruba - fino alla Befana ci fu una strana atmosfera nel paese – uomini che ridevano anche al suono delle campane e donne che la davano a tutti.
Il pranzo natalizio a casa di Andrea fu incredibile.
Il tacchino ripieno alle erbe fu stupefacente con effetti collaterali: la zia racchia amoreggiava con lo zio zoppo, la nonna bona faceva uno striptease sulla tavola imbandita lanciando calze autoreggenti sul naso del genero, il nonno  limonava con l’amica minnuta della mamma di Andrea, il chihuahua portava a spasso la dentiera della zia zitella, sdentata sin da giovanissima per un problema alle gengive.
Di quella marijuana Soter e gli altri non ne sentirono manco il fumo, ma di una cosa furono certi (dalla riuscita del formaggio, dalla bontà del tacchino e dal pranzo natalizio a casa di Andrea) che quella doveva essere stata proprio roba di ottima qualità.

Lucia Immordino.