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lunedì 20 aprile 2015

LAB: partire

Raschia con le unghie la parte più rintanata delle sue inquietudini, affonda, prepara una buco per sotterrare sé stessa. 
Ci sto, aveva risposto al suo proviamoci, ma quanto durerà? 
Quanto durerà?, che domanda era quanto durerà? uno si butta nelle cose e quanto durano durano e se poi finiscono, beh pazienza, almeno quell’ uno c’ha provato. lui invece nell’ interrogativo aveva già impostato il timer, fissato il limite, abortito.
La mattina fa fatica ad alzarsi, rimane rannicchiata sotto le coperte in posizione fetale, che ha tirate su fin sopra la testa, e tiene i capelli sugli orecchi e sugli occhi per provare la vertigine dell'abisso - magari ci sarà un dio da qualche parte -. lei ha solo scelto di non crederci, non più almeno. Una dimensione bizzarra questa sua decisione, fuori luogo e rarefatta ma rassicurante e balsamica, un strano senso di liberazione, una zavorra in meno. Dentro l'atmosfera silenziosa e subdola lentamente prende forma un pensiero: raccoglierò poche cose che tanto il resto è solo volume (e lei non ha bisogno di cubature). Deve venir fuori dalla tana, subito, prima che il marmo chiuda la tomba. Deve tenersi leggera spedita e libera e proiettarsi il più lontano possibile, il prima possibile, anche per pochi giorni. Il rischio di cadere nella fossa che si è scavata è stato tanto e lei lo sa, per questo ora prende ogni distanza da una storia in fondo mai iniziata veramente e da tutto ciò che la riguarda. Troppo tempo a porsi domande e a darsi improbabili risposte sul loro rapporto scandito dal blocco emotivo di lui e dalla sua incapacità di prendere una posizione qualsiasi all’interno di quella relazione nata già terminale.


Afferra una ventiquattrore, mette dentro qualche vestito, alcuni cambi, pochi libri preferiti (dalle pagine di uno cadono un paio di foto che la ritraggono allegra, mai troppo felice), il cellulare e il suo caricabatterie, le chiavi dell’auto, ovviamente il portafogli con soldi e documenti. Dà un' occhiata intorno: sarà per pochi giorni. 

Chiude la porta. in macchina avvia il motore e si allontana. 
Giusto il tempo di resettare il dolore.

Lucia Immordino