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mercoledì 6 maggio 2015

AAS LAB: Spingere

Troppo allineata,  perfino il suo armadio è in perfetto ordine: ha le camicie accostate secondo estensioni di colore. A degradare.
No, non è paranoica, nemmeno quando si toglie le scarpe e le butta in aria e come cadono cadono per vedere se resiste a lasciarle così, e nemmeno quando non riesce a prendere sonno perché sa che le scarpe non sono ben sistemate dentro il loro sacco dentro la loro scatola nella loro sede sullo scaffale che ha fatto fare apposta per esse da un falegname, e nemmeno quando si alza la notte per mettere ordine, per metterle in ordine cioè.

Al lavoro la parola giusta al momento giusto, la sua mansione svolta alla perfezione, il solito sorriso accogliente per clienti amici e familiari e il calendario scandito secondo il ritmo feriale e festivo:lunedì questo, martedì quello, mercoledì pomeriggio il the con le compagne della palestra, il giovedì quell’altro, il venerdì pilates, sabato dal parrucchiere ma senza farsi stravolgere troppo (sempre lo stesso colore sempre lo stesso taglio sempre la stessa piega), infine domenica a pulire una casa già pulita di suo per partito preso.
Esistenza regolatissima che si svolge dentro un quadrato costruito con quelle manie che la rassicurano e le danno un colorito grigio pallido che tanto le si addice e dentro cui a nessuno è permesso entrare davvero.
Fu un sabato pomeriggio, dal parrucchiere, che prese la decisione: cominciò col farsi fare un taglio sbarazzino e un colore alla moda (che esaminava con la coda dell’occhio su tutti i finestrini delle auto parcheggiate man mano andava con falso passo sicuro), ma la notte per l’euforia della bravata non dormì. Domenica mattina, nevrotica per il sonno perso e sull’onda della scia e della scelta operata il giorno prima svuotò l’armadio e buttò tutto a terra alla rinfusa, alzò al massimo il volume della radio (proprio come fanno quelli che lei non sopporta), sporcò i vetri e imbrattò un po’ dappertutto, lanciò le scarpe ovunque, la notte ovviamente non dormì (le ruggiva dentro la paranoia della pulizia e dell’ordine). Lunedì mattina mandò a quel paese un po’ di clienti (e per il sonno perso e perché alcuni le stavano proprio sullo stomaco) e martedì continuò a farlo. Il mercoledì annullò il the con quelle stizzose e insopportabili del pilates e decise piuttosto di prendere un cucciolo di cane, il giovedì ne disse quattro al suo capo che cercò di rimetterla nel quadrato. Venerdì sfinita un po’ per il sonno perso un po’ per la decisione presa un altro po’ per il piccolo che le chiedeva attenzioni, si mise sul divano e crollò: era riuscita a venire fuori dalla zona grigia e finalmente a prendere sonno.

Lucia Immordino