Google+

giovedì 14 maggio 2015

Io sono Prometeo che commise hybris verso gli dei

Ah, cane d’un’aquila che dilani il mio petto e divori il mio fegato e dannata sia tu  razza degli uomini che ho amato fino alla tracotanza!  Zeus mi maledisse tanto da condannarmi ad un orrore insostenibile per l’eternità.
 Il vizio peggiore, l’avarizia, rese i Titani non più graditi al dio e fu per questo che iniziò tra gli abitanti dell’Olimpo e quelli della Terra una lotta senza eguali. Io presi le parti del padre degli dei e in seguito venni ammesso ad assistere alla nascita della figlia Atena dalla sua stessa testa presso la dimora celeste.
Egli si fidò di me e mi incaricò di forgiare la razza degli uomini con il fango e il fuoco divino ed io amai subito le mie creature e per loro rubai intelligenza e memoria dallo scrigno della mia amica Atena perché divenissero capaci e potenti.  Accortosi di ciò Zeus distrusse quei doni pericolosi per loro e mi ammonì e mi perdonò.
Al tempo di cui parlo gli uomini venivano ammessi alla presenza degli dei e insieme trascorrevano sereni momenti conviviali e fu durante una di queste riunioni che il padre celeste mi chiese di dividere un bue: con un inganno diedi la parte con la carne agli uomini e quella con le ossa agli dei per vendicare le mie creature del duro atteggiamento di Zeus nei loro riguardi. Non tollerando oltre l’affronto ma non volendo colpirmi direttamente perché mi amava, il dio fra gli dei lanciò una maledizione sui miei figli che da quel momento divennero mortali e tolse loro il fuoco. Afflitto e deluso perciò mi recai da Atena e le chiesi di farmi entrare di notte nell'Olimpo per prendere una torcia dal carro di Elio e portarlo alle mie creature. 
Fu così che Zeus, resosi conto di quanto avessi combinato, decise di punirmi ferocemente: diede ordine di  incatenarmi, nudo, nella zona più alta e più esposta alle intemperie e di conficcarmi una colonna nel corpo, inviò poi un'aquila perché mi squarciasse il petto e mi dilaniasse il fegato, (che mi ricresce durante la notte), giurando di non staccarmi mai più da quella roccia.
Io sono Prometeo che commise hybris verso gli dei.

Lucia Immordino