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giovedì 2 luglio 2015

Il narratore di storie


In mezzo ai piccoli uomini, seduto su una sedia a dondolo, narra storie e dalla finestra una luce d’altri tempi li inchioda ai suoi racconti.

I piccoli uomini stanno volentieri con lui: la voce sembra provenirgli da un tempo lontano e il dondolio è sottofondo al suono delle parole.
Sembra più vecchio della vecchiezza stessa.

I piccoli uomini sono per lui la perfettibilità, sì, perché per lui la grandezza dell’uomo non consiste nella perfezione, ma nell’essere perfettibile, nella possibilità che l’uomo stesso ha di raggiungere in ogni istante uno stato perfetto, nell’essere ponte e non meta.
Egli vede perciò i piccoli uomini come passaggio: continua evoluzione nel divenire perfezione, sempre perfettibili.
Fuori è autunno e nel giardino si scorgono foglie morte cadute da alberi sempre più spogli. La casa è calda colorata accogliente. C’è anche un robusto camino. I piccoli uomini accovacciati intorno a lui su tappeti accanto al fuoco sono taciturni.
Il vecchio inizia a narrare: “In un tempo molto, molto lontano, quando voi eravate ancora brevi sprazzi di pensiero nella fantasia dell’Universo, esisteva un uomo dalla vita essenziale: un pagliericcio per giaciglio, ciò che trovava in natura per nutrimento, un vestito logoro ma pulito per abito. Tutti lo chiamavano il pazzo. Lui invece aveva semplicemente compreso la differenza tra l’essere e l’apparire. Quell’uomo viveva l’essenza: il ritmo dei giorni, la normale quotidianità, la memoria”.
Poi direttamente ai piccoli uomini: “Siate padroni delle vostre idee, siate dei cani sciolti” e infine silenzio, un lungo silenzio, fino a quando il vecchio non si alzò e li congedò.
Si ripiega sui suoi ricordi e piange.
Era arrivato in quella città in un tempo di cui coloro che ne potevano avere memoria, erano tutti morti, sembrava dunque che fosse stato lì da sempre, come le querce o il cielo o la terra. Dicevano che fosse un filosofo. Nessuno conosceva la sua età. Lo chiamavano il narratore di storie. Solitario, l’unica compagnia che gradiva era quella dei piccoli uomini, ossia della perfettibilità: esatta connotazione dell’essere umano.

Lucia Immordino
Idea liberamente  tratta da Così parlò Zarathustra di F. Nietzsche