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lunedì 19 ottobre 2015

Ciotole vuote

Maria ha trentanove gatti e quasi il doppio della mia età. Due forcine, capelli grigi raccolti in un piccolo toupet. Una vestaglietta blu a rose gialle. Sui lobi un paio di "perle barocche" che non toglie mai. Da giovane doveva essere una bella donna, gambe lunghe e caviglie sottili. Una professoressa di filosofia, ora in pensione che abita un piano sotto al mio. Lei è vedova e ogni gatto le fa compagnia.
Un tappeto di lettiere, odori nauseabondi che salgono riempiono l'aria sovrastante la terrazza dove stanno tutti i suoi gatti. Affaccio e urlo ogni giorno. Le stesse parole. - Che puzza! Maria devi pulire le lettiere!
Monelli! urla ai suoi gatti. Lei affaccia, sporge la testa dalla sua finestra, non risponde. Mi guarda. La puzza sale. Ho fatto il caffè, non sento l'odore. I gatti si sdraiano al sole. La mucillaggine brilla sul pavimento, tra le fughe. Alcuni dormono, altri giocano, alcuni si arrampicano nel vano tentativo di fuggire. La rete è strappata in alcuni punti, i gatti riescono a saltare fuori, ma poi tornano sempre indietro. Che puzza! Maria riempie le tante ciotole di acqua e cibo che mette per loro. Io urlo di nuovo. Lei mi guarda, ora è al centro della terrazza. Toni, Giusi, Gerri, Bianchina, Macchiolina, Franceschino, Vali, Cati, Lori, Carlo, Santino, Ave...chiama i suoi gatti per nome. - È pronta la pappa, si raffredda tutto! - che poi come una scatoletta di paté per gatti possa diventare fredda è discutibile. I gatti tutti insieme le girano intorno, lei li ama. Io no. Che puzza! Il vento trasporta vicino o allontana gli odori sgradevoli. Arrivano a tratti. Alla sera diminuiscono per assuefazione o perché la temperatura diventa meno calda. In estate aumenta. Anche il personale dell'ufficio di igiene ha conosciuto Maria, lei resta e pure i suoi gatti, ma è solo questione di tempo; li verranno a prendere tutti. Il figlio di Maria è andato via. Non riusciva a respirare bene dentro quella casa, allergico al pelo animale e del gatto. Mi spiace, mi ha detto mortificato, mentre mi stringeva la mano sulle scale. Mi ha salutata così, è scappato via. Irraggiungibile. Maria non sa dove sia andato. Così ha preso con sé qualche altro gatto a farle compagnia.
Stamattina ho urlato ancora. - Che puzza! Maria non si è affacciata. La cosa mi incuriosisce, guardo giù e cosa vedo? Uno dei suoi gatti morto a terra. È teso, con la testa di lato, l'addome gonfio. È Robertino, uno di quelli neri a pelo corto, uno dei più vecchi. Ne restano trentotto. Poveretto, penso. Maria non affaccia dalla sua finestra. Non esce fuori. Le ciotole sono vuote. Oggi gli altri gatti digiunano. Le lettiere restano sporche. Anche gli odori restano, quelli cattivi aumentano. - Maria devi pulire le lettiere. Urlo! Che puzza! Nessuna risposta. Il trillo del citofono interrompe il silenzio. - Signora qui ufficio igiene! Apra il portone!

Nina Tarantino