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venerdì 29 gennaio 2016

San Valentino secondo La Lupa



La prima donna che hai voluto accanto, tua madre. Troppo bugiardo per ammettere che ora vuoi me. Quanto sei cresciuto attaccato ai miei capezzoli, braccia in dedali di perversa fantasia, intreccio di paure ancestrali malate, forse odio per tuo padre o invidia del pene.
Ti è mancato coraggio per scegliere me! Così confuso hai voluto mia figlia. La suzione dei miei seni: ti sei allattato; mamma posso essere nelle tue fantasie e stasera posso morire ancora per tutti gli amori a luci spente, lenti, cuori, frattaglie mollicce, per tutte le volte che mi hai maledetta, bramata  e saziata per poco.

Che tu sia maledetto per i minuti in cui andare e poi tornare tra le cosce di mia figlia ti era necessario a espiare la tua colpa; timbrare un cartellino da dovere coniugale la tua pena eterna. Morire con le tue mani, occhi sbarrati. Nessun grido di protesta, tua fino alla fine. Agonizzante, fissa me! Ogni volta che terrai il tuo uccello fra le dita anche solo per pisciare vedrai il mio viso splendido, i miei denti bianchi sorriderti; lupa ridens. Ti sazierò. Sognerai la mia lingua che gira lì intorno tra gli interstizi dei tuoi desideri e morirai e morirò, ogni volta. Così, mi vedrai e mi vorrai di più nell'istante preciso in cui a te mi hai negata per sempre. Immortale. Stampato sulle tue dita e sul mio collo bianco, te e te. Tu mi vedrai, lì ancora. Nella tua perenne rigidità. Affonda pure sul mio collo, gemi e godi. Mordi le tue mani, le stesse che hanno tracciato un percorso di avidità incestuosa, e poi rimaste incollate su me, strangola ogni tuo desiderio. Brucia. Spacca la mia testa. Spremi le tue meningi. Masturbazione illecita. Dentro mia figlia, oh mio frutto, carnefice dell'albero matrice, voluttuoso intreccio. Mi avrai per sempre stampata in memoria. A bocca aperta.

Nina Tarantino