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lunedì 22 febbraio 2016

Barracuda

Dopo  un cumulo di parole di circostanza – quelle che lui aveva definito vomito logorroico – il preside andò al dunque: - Dunque, ti abbiamo convocato per dirti che dall’anno prossimo ti affidiamo il coordinamento, un aumento di ore per le attività extrascolastiche e, ovviamente, un aumento di stipendio. Sei contento?

Era contento? Boh!
C’era stato un tempo, qualche anno fa, in cui avrebbe fatto salti di gioia al solo pensiero. Ora, invece, la cosa non gli sembrava più così eclatante.
Grazie – rispose. Senza sorridere. Se ne stava all’in piedi davanti la porta e mentre  stringeva la mano  al suo preside lo osservava. Era come se non l’avesse mai visto: aveva corpo e testa oblunghi, occhi con le orbite di fuori e grandi  (messi maggiormente in evidenza dal tipo di lenti che portava), forti mascelle con i denti del palato inferiore sporgenti , carnagione grigiastra e con psoriasi.
Un barracuda. Ecco cosa gli ricordava quell’essere. Un barracuda. C’è da fidarsi? Pensò.
Cercò di rammentare cosa mangiasse il barracuda. Sapeva che era un predatore insaziabile e feroce pronto a razziare anche quelli della sua stessa specie.
Uscì dalla presidenza. Quand’era ragazzino ne aveva visto uno che lo aveva anche morso. Si guardò il polso dove aveva portato un braccialetto luccicante che gli aveva regalato la sua fidanzatina di allora  e che aveva attratto il barracuda. Cercò di ricordare il dolore che aveva provato. L’ebbe presente e non gli piacque.
A settembre, dopo il primo Collegio Plenario, andò a vomitare nel bagno dei professori: il barracuda gli aveva confermato il coordinamento, ovviamente non pagato, ritrattato il resto e annunciato che non avendo, la scuola, i fondi disponibili per le attività extrascolastiche era auspicabile che ci fossero docenti di buona volontà.
Il collega neoassunto alzò la mano.

Lucia Immordino.