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venerdì 29 aprile 2016

Per filo e per segno

«Sono stato tutta la mattina per aggiungere una virgola, e nel pomeriggio l'ho tolta».
Oscar Wilde


Ho letto. Ho letto quello che hai scritto: un calcio sugli stinchi, un colpo al miocardio. Le frequenze cardiache accelerate e tu paonazzo sul mio viso. Il tuo respiro, la tua forza, la tua pelle, il mio odore, il tuo, il nostro. Nulla da aggiungere al resto. Ciò che resta di noi. Parole parole, sguardi che ci attanagliano nella morsa della consuetudine, buona vita. Te la mozzerei quella lingua morbida, te la mozzerei. Secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni ad accumulare tensioni. Bisogni coperti da altro, senso di responsabilità, (tu la chiami coerenza); tra ciò che si dice e quello che si fa, ci stiamo noi, noi con i nostri pensieri e battiti.

Maria corre, poi lo prende per mano e lo tira a sé. Lui non si sposta di un millimetro, la guarda e la stringe forte sul petto, i capezzoli dritti favoriscono la giusta distanza tra loro - Vieni via da qua! Lo dice mentre la guarda e respira l'odore del mare, i colori del tramonto, che il sole si ritira e lascia le rocce calde ad aspettare l'ombra e il suo calare definitivo. La sera porta un vento lieve e il buio avvolge le cose, sembra stagnola a protezione. Ingranaggi consunti, calzini bucati che a rammendarli ci vuole pazienza, tanta, troppa. E dove la trova Maria? Aggiungere per poi togliere, per confondere e non svelare come stanno le cose. Evitare per sorvolare. Uccidere sete e parole.
Amare, Maria ti prendo per mano. Al mare Maria ti prendo per mano. Inezie (una l in più), spazio aggiunto, virgola tolta. L'ho tolta nel pomeriggio. Mio padre dice - Hanno tolto la virgola al tuo nome, hai perso Maria. Ci ho fatto l'abitudine negli anni. 

Nina Tarantino