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giovedì 26 maggio 2016

Baària

La strummula risulta più leggera e veloce se ci metti dentro una mosca viva.
E vola Peppino a comprare le sigarette per venti lire e corre anche suo padre, bambino: si precipita a scuola dove i suoi compagni eseguono un inno al duce, che lui si rifiuta di cantare, ribelle sovversivo e scassaminchia già a quell’età.
Tra un plurale e un singolare fascisti, dietro la lavagna punitiva, Peppino comincia a sognare: che, colpa sua fu se le capre gli mangiarono il libro? vero è che lui, al posto di pascolarle, cercava di capire come toccare le tre pietre con un sasso solo per trovare il tesoro, ma si sa, le capre dannose sono.
Passano gli anni, Peppino legge (dall’esempio del padre), cresce, attraversa situazioni mafiose locali e capisce la natura delle ingiustizie: la prepotenza di uno su tanti.  Supera la fame, la guerra, nutre idee sue su come dovrebbero andare le cose a Baarìa: idee di falce e martello, perciò riunioni comuniste e poi la strage di Portella della Ginestra.

Balli tra uomini e uomini e tra donne e donne e finalmente la mescolanza in un passo d’emancipazione a Baarìa : signorina che me lo concede un ballo? L’aveva vista che cuciva in mezzo alle altre.
Ma come fare a maritarsi senza uno straccio di lavoro. Poi l’dea della fuitina nella casa di lei dalla visione di un film, il matrimonio nella chiesa dove il maestro lo pittò picciriddru e il primo figlio: ma le uova rotte presagio di cose brutte sono.
Peppino è comunista, di quelli che non mangiano i bambini ma che non ha un lavoro, lo sa bene la figlia che a scuola ha il diritto alla mensa per i poveri, e allora la Francia diventa una condizione necessaria mentre a Baarìa tira vento di scirocco. La terra e la famiglia chiamano assai eppure il suo ritorno viene accolto da quattro vecchi stoliti come una partenza: giustu Peppino, cu voli arrinesciri di Baarìa si nn’ava gghiri!
No, Peppino invece vuole restare e ricominciare, proprio da Baarìa, vuole riprendere a usare la testa per fare le cose giuste, e ce la fa Peppino, perfino le elezioni politiche vince, le stesse che fanno resuscitare il fratello, suicida per partito preso.
Cresce la famiglia, crescono i figli, il sessant’otto ha galoppato gli anni a venire e Peppino, maturo, accompagna il grande alla stazione.
Non è una questione di brutto carattere il loro è che credono di poter abbracciare il mondo ma hanno le braccia troppo corte.
La strummula si spacca, si ferma. La mosca esce viva.

Lucia Immordino

Quadro di Caterina Guttuso