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martedì 7 giugno 2016

La fornitura elettrica (la casa del sindaco D'Amato)

Quando Franchina ebbe la chiavi della casa del sindaco D'Amato (di cui era comproprietaria con i due nipoti del sindaco), una delle prime cose che fece fu collegare al contatore dell'Enel un appartamento vicino che apparteneva solo a lei.
Depredare il verbo, incisiva l'azione.

La Madonna di mare ascoltava la capra di Cicciuzzo Cicciò ed era allibita, masticava uno spicchio di arancia e intanto impallidiva. 
Che donna, che verve, ma lo poteva fare?
Secondo te? ascolta, non ho ancora finito.
Quando i due nipoti del sindaco D'Amato finalmente entrarono nella casa del sindaco, si accorsero che c'era ancora l'energia elettrica. E accesero le luci. Il contatore funzionava, che bello, potremmo venire qui anche di sera, di notte.
Lei forse guardava dalle scalette della finestra e se ne accorse. 
Franchina allora fece sapere che quelli stavano usando il suo contatore, la sua energia elettrica, fece sapere che quelli non potevano usare il suo contatore. Il contatore è mio.
Uno dei due nipoti glielo disse: Franca, quello è il contatore della casa, tu non te lo potevi intestare; per non di meno, facciamo gli atti opportuni e io mi farò intestare il contatore, a nome di tutti, poco importa.
Così disse uno dei suoi nipoti - e intanto la capra masticava un po' di trifoglio.
E poi?
Fu buio che pareva medioevo. Franca detta Francuccia fece staccare la luce e il contatore illuminò solo il suo appartamento.
Che donna, che verve. E le tende del salotto?
Poi te lo racconto.

Giorgio D'Amato