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giovedì 14 luglio 2016

A posto

Niente è più inabitabile di un posto
 dove siamo stati felici
Cesare Pavese

Apre tutta la bocca solo per lavarsi i denti. La notte emette mugolii - nessuna parola, solo suoni, o russa come si deve. Maria tappa le orecchie con i turaccioli di gomma gialla, piuma che le hanno detto di comprare. Proteggere i timpani, che lei si tuffa e vuole sentire la salsedine sulla pelle, il mare dentro. Va sott'acqua e ci rimane senza respiro, lo trattiene finché c'è tempo, poi risale e tira fuori la testa, apre gli occhi, fissa e butta l'aria che le basta per sapere che è viva.
Il tempo sistema le cose, dicono; i tappi le isolano, ti allontanano dai suoni, alcune parole le leggi attraverso i movimenti delle labbra, basta girarsi, aprire la porta che la felicità deve uscire da casa - corri a cercarla, di strada in strada, riprendila e tienila stretta. Se non vivi più dove abiti allora devi cambiare indirizzo, ti scrivi una lettera e la spedisci al mittente. Ti confondi con il destinatario ma continua a scrivere, a leggere. Funziona cosi, che la chiave del lucchetto nella serratura la apre, la filettatura coincide. I segni del tempo stampati ai lati degli occhi - si chiamano rughe - le occhiaie sono coperte da centimetri adiposi superflui, a sostituire occhiate e labbra dischiuse. Le cornici intorno a porte e finestre restringono le vie di fuga e la casa dei tuoi sogni te la ritrovi in una visione onirica, che vola, il peso di mattoni e cemento non la trattiene al suolo; gli occhi chiusi e le braccia intorno a un cuscino, i capelli sciolti ti accarezzano le spalle, ti solleticano. La casa si alza, un bimbo al balcone, l'insegna hotel che accoglie tanta gente diversa; chiudi gli infissi e apri gli occhi umidi che può accadere che la felicità pianga, la nostalgia arrivi e allora vuol dire che in quella casa ci hai vissuto e ci sei stata bene e attendi che il caldo estivo ti faccia aspettare l'inverno che ti fa desiderare l'estate.

Nina Tarantino