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martedì 12 luglio 2016

Il vegano che sussurra ai cavoletti di Bruxelles

In un giorno del terzo millennio, una nota testata giornalistica pubblica questo titolo a caratteri cubitali: “Lo strano caso dei cavoletti di Bruxelles” con sottotitolo: “La rivincita dei cavoletti di Bruxelles sussurrati dal vegano”.
Riporto qui di seguito l’articolo:
Il vegano che sussurra ai cavoletti di Bruxelles ha fatto di loro gli invisi tra gli ortaggi, le verdure, i legumi e gli affini.
A differenza di tutti gli altri, i cavoletti di Bruxelles non vengono strappati, triturati, tagliuzzati, grattugiati senza pietà, loro vengono sussurrati: tutte le mamme che vogliono prepararli ai propri figli si recano dal vegano che sussurra ai cavoletti di Bruxelles e quelli in men che non si dica si concedono alla cottura e alla mise en place.
Il vegano però sussurra solo ai cavoletti di Bruxelles, cosa che fa irritare non poco tutte gli altri ortaggi, verdure, legumi e affini, che ritengono questo fatto oltraggioso e razzista.
Alcuni legumi (i più agguerriti sono i fagioli) hanno attuato un piano di attacco: creano crampi nel basso ventre e provano a farsi sentire per altre vie. Anche i peperoni, che sono per loro natura pesanti, oppongono resistenza presso le zone dello sfintere del cardias (per renderla semplice, rimangono sullo stomaco).
Chi è questo vegano che sussurra ai cavoletti di Bruxelles?
Di lui si sa che non mangia carne, ovviamente, non ammette nella sua dieta alcunché derivi dagli animali come latte, formaggi, miele, neanche le uova a meno che provengano da galline felici allevate a terra e che siano le pronipoti di altre galline felici allevate a terra.
Molte mamme fanno il cammino tipo quello di Santiago de Compostela al vegano che sussurra ai cavoletti di Bruxelles. In alcuni giorni la fila alla porta della sua casetta di campagna è addirittura chilometrica: troppi bimbi resistono ancora ai cavoletti di Bruxelles cotti al vapore da mamme salutiste, altri ancora si tappano il naso prima di metterli in bocca e deglutirli o piangono e gridano, altri li masticano e appena le loro madri non li guardano li risputano ruminati in un tovagliolo oppure, durante una svista delle genitrici, li infilano interi nelle mutande.
Storie che fanno accapponare la pelle. Situazioni mortificanti che hanno segnato i cavoletti di Bruxelles per secoli.
Con l’arrivo del vegano per loro tutto è cambiato, si sono presi delle soddisfazioni, anzi delle rivincite vere e proprie: non sono più  strappati, triturati, tagliuzzati, grattugiati e risputati adesso vengono sussurrati e poi mangiati con gusto e per questo sono invidiati da ortaggi, verdure, legumi e affini (le vere vittime di tutta questa storia).
Il vegano, perciò, ha, sì, ridato dignità ai cavoletti di Bruxelles ma per tutti gli altri il lavoro da fare è ancora tanto.

Lucia Immordino