Google+

mercoledì 19 ottobre 2016

Abbiamo fatto l'amore con Giorgio D'Amato

Cernia tossica. Ci voleva  un titolo bello assai, ci voleva - è l’incipit del suo discorso ad una lettrice incuriosita, al gazebo di Apertura A Strappo.
Il titolo acchiappa, incuriosisce, ti fa allungare la mano e toccare il libro. Prendendolo lo devi sentire potente, devi diventare voglioso e avido, ti deve venire l’acquolina agli occhi a leggere le prime righe. Il patto con il lettore, se non lo stringi subito quello scappa, chiude e invece di continuare a leggere ti posa e si va a guardare le vignette sulla carta igienica. 
Quante volte glielo abbiamo sentito dire, sedotte. Ormai le abbiamo dentro le sue parole - intimità nascoste. Oggi per la prima volta lo mettiamo a fuoco.

Eccolo lì, alto due spanne, a tratti scattante - lo vedo da dietro e le spalle sono larghe, mi pare adesso, culo stretto e pantaloni calati. Colori accesi nelle sue mutande. 
La signora che lo ascolta è davanti, al posto che è stato nostro per tanto tempo, noi finalmente ai suoi fianchi. 
È un vortice, un attimo, la mia mano parte verso la spalla di lui, e  incontra la mano di Nina che compie lo stesso gesto istintivo - entrambe sentiamo la sua calamita animale. 
Lui parla parla, la voce si interrompe solo un attimo - il tempo di avvertire il nostro contatto. 
Un uomo si avvicina e con la mano sinistra Nina gli vende il Gattopardo, io gli do il resto con la mano destra - le altre mani sono impegnate: solo un lieve tocco, il momento è elettrico. 
Insistiamo e lui si rilassa, sembra adattarsi - forse gli piace anche. 
Può sembrare normale che lui stia lì al centro e noi strette strette - Nina a sinistra e io a destra, è un intreccio di mani e spalle ossute. Il trapezio gli si irrigidisce, non riesce a fare finta di niente.
Appoggiato al banco dei libri intrattiene una turista con il miracolo delle fette di cassata di Santa Rosalia - si gira un attimo a sinistra e guarda Nina, poi a destra e guarda me, senza interrompere il racconto. Grazie, Rosalì, dicono i tonni con la voce arrochita.
La turista compra l’acquerello 15 x 50 - Nina glielo porge in fretta ed io le do il resto.
Un languore forse lo spinge verso il sacchetto con le banane sotto il bancone. Un breve sguardo condiviso e siamo giù anche noi. Curò, mi devo lavare i denti, è stata l’ultima cosa che ha detto. 
Volano le scarpe, via i pantaloni, togliti i calzini e giù le mutande - No, le maglie no! siamo qui per vendere, se viene qualcuno ci alziamo, fa lui. 
Mani, avverbi, tette, aggettivi, il suo articolo e le nostre vocali in un turbine dialettico, destra sinistra sotto sopra. 
Lui, da vero professionista, a tratti alza la testa e ha sotto controllo la situazione - intrattiene gli astanti con una lettura, tira fuori il pennello e fa uno schizzo. Colori ovunque. Il bianco spara. 
Nina gli afferra il pennello - troia, ridammelo!
Buttana, anzi buttanissima, ma troia no, questo non me lo puoi dire. 
Un tale chiede di Scuola Sodoma, là sopra - dai, vai tu che io mi pulisco il pennello. 
Mia nonna è morta di carcinoma prostatico -  mi sollevo e scivolo di nuovo sotto perché il momento è caldo e non me lo voglio perdere. 
Così se ne vanno tutti i clienti - e chi se ne frega, il laboratorio è appena iniziato. Scriviamo qui una storia a sei mani, tre teste, lingue denti piedi labbra e labbri. 
Io narrante e voce corale in un grido soffocato che solleva tutti i libri da sopra il tavolino. 
Ha preteso la recensione finale.

Monica Sapio, Nina Tarantino