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mercoledì 16 novembre 2016

Ho fatto l'amore con Giorgio Napolitano

Non un membro qualunque, "del parlamento" non so se mi spiego. Ci conosciamo dai tempi universitari e lui si prende pure quelli supplementari, ma perché non pubblica una dichiarazione sulla Gazzetta Ufficiale? passano gli anni e non quaglia, - decido di fare un'inchiesta (voglio capire se lui membro presidente ama incontrare altri membri) muovo una interrogazione in giro e un giorno gli chiedo a suffragio delle mie insicurezze:
- Giorgio ti piaccio? Ma quanto ti piaccio? Quanto un parlamento, la strana risposta non mi convince ma la considero dettata dai tanti anni di servizio allo stato italiano, una sorta di deformazione professionale. La prima ora del nostro incontro la passiamo così e solo a pensare alla presenza di tutti quei membri seduti in parlamento con lui, io divento più gelosa di un intero senato ma il gioco vale la carica e cercate di immaginare il seguito. Oggi lo rincontro, destino cane - Ti faccio un parlamento così! mi dice mentre sta seduto davanti a pile enormi di documenti e cellulari vari. Era ora! Devi darmi fiducia questa volta - Io te la do, fidati! Rivalutami, segnami, gioca con me. E viene la parte più delicata del nostro incontro, una matita e un notes, lo spoglio tramite interrogazione. Puoi togliere il pantalone? Lui prende un foglietto e segna una X sul sì, via lo slip e il foglietto con il no. E la camicia? Altri due foglietti, due X. La canottiera la piegheresti? Posala sulla sedia. Via la gonna e il mio body. Uno spoglio lento alla Kim, studiato mossa a mossa e per ultimi i suoi calzini, meglio di Mickey, e senza ghiaccio, che charme! Via gli occhiali, carezzo la sua pelata mentre ripongo la dentiera nel cassetto - non amo i morsi profondi. La parte più dura viene quando lo interrogo - a tu per tu - sogno da anni di trovarmelo davanti e prima di muovere la fiducia che gli ho promesso, prima lo comincio ad osservare. Io muta, lui blatera che si sente solo dentro quell'appartamento con me, non è abituato a una sola camera (il bilocale già prenotato da altri). Continuo a osservare, ne sono passati di anni, lo guardo, c'è qualcosa che non va, che mi sbatte strana sulle pupille e mi regala disequilibrio ottico. Ti devo confessare una cosa - gli piace parlarmi mentre cerco un punto di appoggio - Sono preoccupato per il bicameralismo paritario e me ne vergogno, che minchia di uguaglianza è quella attuale? Cosa? Dispiace pure a me, riesco a sussurrare a stento, mentre continuo a osservare e cerco intorno di trovare la chiave di ascolto giusta, forse si vergogna a parlarmi della situazione che vive, avrà problemi di sanatoria? con iva? una malattia? poi la cornea mi si mette a fuoco e insomma ci sono, incontro la mia retina, ecco, adesso lo vedo! Dopo tre ore che glielo osservo ho capito il suo problema - Non ha le palle uguali. L'una non si vede dietro l'altra. Mi dice che comunque prima si fa il dovere e poi il piacere - lo spoglio è finito, mi lega ad una sedia, sto per scoprire se mi piacerà il bicameralismo imparitario. Dubbio, interrogativi, punto esclamativo! Ho la bocca piena di preoccupazione. Scioglie la seduta. Viene e va via.


Nina Tarantino