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mercoledì 9 novembre 2016

Octopussy - recensione di un libro mai letto

Ci racconta del mitico James Bond, uomo di ghiaccio dai mille tentacoli che gli si attaccano di sopra come ventose indelebili. Ciuffi ciuffi che ci appendi le asciugamani o i cappotti, ma le mani sono le tue, le sue, bruciatori a pellet, la tua, non si capisce e da lì si evince la bravura dello scrittore. La suspense violenta crea brivido dapprima freddo, poi se non ho dimenticato di accendere la pentola sul fuoco, l'acqua è pronta.


Devi combattere per metterlo dentro vivo: devi calarlo per tre volte e su e giù, e su e giù, su e giù, giù, giù, così diventa duro, bello citrigno e la cottura agevola il boccone buono e la giusta consistenza. Il libro nella prima stesura anno 1967, annata dove l'alternarsi delle stagioni è stata corretta, il calendario osservato, un Natale e una Pasqua, il Papa a Roma, il carosello in tv. James la sbirritudine ce l'ha nel sangue e lei lo sa che da uno così non si può ricevere una pentola piena di cuoricini ma tentacoli che si dimenano e che ti vorrebbero afferrare e il polpo ti piace, ti piace, ( il mollusco no! )


 
Belle le settanta pagine in cui il ritmo incalzante descrive la cattura dell'octopus (in inglese polpo) finché lui ritorna a passo felpato, verde con cappuccio atta agli appostamenti notturni. Lei lo accoglie di petto e lui deve metterci la faccia, tirarla fuori dalla testa, fare attenzione a non sporcarla, perché il futuro non viene da sé, e ogni polpo vugghiuto ha il suo prezzo, ogni cimice lo sa. Metamorfosi di vita, cortocircuito, ci fermeremo solo ogni tanto per scalare una montagna, per catturare un polpo, dalla lettura ci fermeremo a fare l'amore contro vento, sotto il sole, spalmati da protezione + 50 che il buco nell'ozono ci provoca cancerogene dorate abbronzature. E ora come facciamo a toglierci di dosso tutta questa crema che ci appiccica appassionatamente. Non posso andare sempre avanti io, adesso concediamoci un attimo di tregua. Ritornano dal mare cose che il lettore credeva morte; il polpo torna ad avere il posto in pentola che non aveva perso di vista, ( la felpa nell'armadio ). Drammatiche ma di grande scena emotiva le pagine in cui lei finalmente lo inchioda in quel letto e lo spreme come si deve. È da quando ti conosco Bond, usa il cognome per tenere una finta distanza coraggiosa, che voglio farlo. Con una delle due mosse di Krav maga che conosce lo blocca e lo fa cadere all'indietro sul letto di occasione - voglio fartela uscire, adesso, uno, due tre ... ancora, quattro, cinque, sei ... comincio a spremere e cosa vedo mentre mi sorridi: non ci posso credere otto pus, prima sparano materiale giallastro cremoso poi liquido acquoso, mai visto nulla di simile! finalmente i punti neri della sua situazione vedono luce sotto il suo sudore, la sua pelle arrossata. Lui davanti a lei ora riposa, che se chiudi gli occhi brucia, fuoco all'improvviso e chiaramente in metafora stilistica l'immagine ti riporta alla pentola, al fuoco, al polpo in pentola. E i tentacoli si muovono ancora... 

Nina Tarantino