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martedì 31 maggio 2016

Arti e mesteri: Lo Spremiagrumi

Le vitamine, i sali minerali, tutte le virtù della spremuta di frutta fresca, il toccasana che la natura si è premurata di fornirci nel periodo dell’anno in cui è necessario idratarsi e reintegrare i sali persi con il sudore.

Un lavoro stagionale, facile, poco faticoso, adatto a tutte le età, con preferenza per i giovani che hanno smesso da poco la scuola, soddisfatti del risultato ottenuto.

lunedì 30 maggio 2016

Casa Morella è un casino

Casa Morella è un casino. Sembra che la gente faccia parte di un fatto sociale discontinuo, che si può vedere nelle magliette estive attaccate come ragni alle grucce di quell'armadio aperto nell'angolo sinistro della stanza. I cani non esistono, abbiamo passato l’ultima mezz'ora della nostra vita cercando di inserire il codice di un bancomat che crea un angolo con la stazione. A venti metri o giù di lì una prostituta rifiuta un cliente. Si notano le posizioni dei cassonetti, e si nota con più vigore, questo è geometrico, l’agglomerato umano che strizza le braghe accusando una stanchezza patetica e straziante.

venerdì 27 maggio 2016

Arti e mestieri: Il Bancomat

Abbiamo bisogno di restituire la speranza ai giovani, io lo sono stato e ricordo che ne avevamo una discreta dose, ma questa col tempo è venuta meno, alle generazioni ventenni ne rimane poca.
Dico ai giovani, e non mi stanco di ripeterlo, che il lavoro bisogna inventarselo.

giovedì 26 maggio 2016

Baària

La strummula risulta più leggera e veloce se ci metti dentro una mosca viva.
E vola Peppino a comprare le sigarette per venti lire e corre anche suo padre, bambino: si precipita a scuola dove i suoi compagni eseguono un inno al duce, che lui si rifiuta di cantare, ribelle sovversivo e scassaminchia già a quell’età.
Tra un plurale e un singolare fascisti, dietro la lavagna punitiva, Peppino comincia a sognare: che, colpa sua fu se le capre gli mangiarono il libro? vero è che lui, al posto di pascolarle, cercava di capire come toccare le tre pietre con un sasso solo per trovare il tesoro, ma si sa, le capre dannose sono.
Passano gli anni, Peppino legge (dall’esempio del padre), cresce, attraversa situazioni mafiose locali e capisce la natura delle ingiustizie: la prepotenza di uno su tanti.  Supera la fame, la guerra, nutre idee sue su come dovrebbero andare le cose a Baarìa: idee di falce e martello, perciò riunioni comuniste e poi la strage di Portella della Ginestra.

mercoledì 25 maggio 2016

Giovani d'oggi

Era entrata in bagno all'incirca alle diciotto, doveva uscire con gli amici, disse. Dopo un'ora buona mi preoccupai di non vederla ancora uscire dal bagno. Che fine ha fatto Alessia? chiesi, non la vedo. Non la vedrai uscire prima delle dieci, rispose la mamma. Tutto questo tempo? Ma si pulisce i pori uno per uno?
Una ragazza bella ma con i problemi della nuova generazione, forse lei li avverte più marcatamente. Si sente brutta, inadeguata, ha troppi difetti, soffre d'ansia, le prende lo stomaco e la gola e non riesce più a respirare. 

martedì 24 maggio 2016

Rigori a vita

La polvere sui libri copriva i titoli delle raccolte lasciate a riempire gli scaffali, libri che mai nessuno aveva visto sfogliare, di cui non si sapeva neanche il numero delle pagine.
E ogni accenno alla cultura stagionava lontano dal sole, dalla luna, dal freddo, dal caldo, dai compleanni d’inverno, d’estate.
Si stava in silenzio, si urlava anche, a tempo debito. Era la nostra ora d’aria, aria chiusa, compressa, in una stanza che doveva insegnarci la libertà per un’ora al giorno, come se in un’ora potessimo conoscere il miracolo del tempo che velocemente passa, non salutando una condanna, un ergastolo, una tregua, una gjakmarrja, vendetta di sangue. 

lunedì 23 maggio 2016

Fatale monstrum

Spilla il Cecubo, Ottaviano, per celebrare la mia fine, come Alceo con Mirsilo. Ad Azio mi hai incalzato con le navi di Roma come un cacciatore che punta le tenere colombe, me, regina d’Egitto, ai cui piedi si sono inchinati Cesare e Antonio. Mi hai accusato in senato di mirare a divenire la regina di Roma, ebbra per la dolce fortuna di aspirare a salire sul Campidoglio con la vestale. Mi hai definita regina di eunuchi, “fatale monstrum”, da abbattere assieme alla reggia e al mio millenario regno. Ma io sarò eternata nei versi dei poeti, che celebreranno il mio coraggio, la mia fierezza, il mio disprezzo per il futuro padrone di Roma, al quale negherò il privilegio di trascinarmi in superbo trionfo, come una donna qualsiasi. Io sono destinata a ricevere onori regali nella mia terra, ultima discendente di Tolomeo, superba fino alla fine nel maneggiare il serpente, per accoglierne in seno il nero veleno.

Isabella Raccuglia

venerdì 20 maggio 2016

Roulette

Niente. Uccidermi non era cosa mia. Non era più il caso di andare avanti. Insomma, la vita e tutto il resto. Uno schifo. Meglio non esserci più. E giocarsi alla roulette la possibilità di guardare tutti dall'alto. La questione era come farlo. Secondo quelli che mi avevano portato a galla le altre volte ero un recidivo. Un matto da legare. Ma che libertà è se non puoi neanche ucciderti come meglio credi?! Certo, per non riuscirci ci avevo messo pure del mio. La prima volta perché la lametta non raggiunse le vene. Da mesi facevo la barba con lo stesso rasoio, ma non potevo immaginare che non avrebbe più tagliato a dovere giusto in quel momento. Un'altra volta provai col gas. Aprii tutti i rubinetti della cucina e mi distesi comodamente sul divano, ma dimenticai una finestra aperta che fece disperdere l'essenza nociva. L'unico risultato fu una bolletta stratosferica. 

giovedì 19 maggio 2016

Senza fame

Gole adatte per metterci le dita dentro. Ugole vogliose di arti propri, mai altrui. Maria a spingerle giù a forza, usa tutta quella che ha per vomitare, anche le brutte faccende, a pezzi. Ricordi, momenti di vita tritata. Le brucia l'esofago, ultimi motivi la spingono a farlo, segreti che vedono luce così. In quella poltiglia, ingredienti distrutti da processi digestivi, che le cose acerbe vanno gettate tra quello che non è riuscita a fare maturare.

mercoledì 18 maggio 2016

La festa

Nei miei occhi due schegge di vetro: una apparteneva al whisky che bevevo con te, l'altra a una delle mie tante altre bottiglie, in una delle mie tante altre sere, sola;
Avevo paura di chiudere gli occhi, perché avevo paura di perderti, di farmi male. Allora diventavo rifugio, casa, dimora, chiesa aperta solo per te, ai tuoi peccati, in lotta con la mia piena misericordia.
Eravamo stati invitati in una serata elegante. Tu: in giacca e cravatta, io: in abito lungo.

martedì 17 maggio 2016

ScriviBertè - Professore

“Piacere, professore”. Questo ti ho detto quando la mia insegnante di filosofia, dietro mia richiesta, mi ha presentato a te. Simpatia immediata e, quando un anno dopo ci rivediamo a Capodanno, tu mi dici “frequentiamoci!”. Dopo un anno mi riveli che non ti sei mai innamorato di me e che, forse, non ha senso continuare. Scopro che non ti sei mai innamorato di nessuna, tranne forse che di Silvia, di cui tieni una foto nella camera da letto, dove ospiti me e altre tue amiche. 

lunedì 16 maggio 2016

Due parole sull'albicocca

L’albicocca è un frutto che fa cantare.
Tu giri per i frutteti a Scillato, nel periodo della raccolta delle albicocche, senti cantare la gente, ognuno canta i suoi pezzi preferiti, roba anni sessanta sanremo rap arie di romanze, non c’è una canzone precisa dedicata all’albicocca di Scillato.
Si sente cantare in mezzo al fogliame e tu potresti pensare che ci sia una nuova specie di mammifero arboricolo che si è trasferita nei frutteti di Scillato, ha trovato il suo habitat e non vuole più andarsene.
Lo stesso fanno i cinghiali, ma quello è un altro discorso.


venerdì 13 maggio 2016

Di necessità virtù


Dopo guerra, macerie, fame, degrado. L'entrata degli americani con le loro jeep, le gomme da masticare, il cioccolato, la loro generosità, la gente riversata lungo le strade a far festa e per la fine della guerra e per accogliere questi soldati belli, aitanti, alti. C'erano soldati americani anche di colore, in Sicilia mai s'era vista una persona di colore! 

giovedì 12 maggio 2016

Prima la destra, poi la sinistra

Guardo le mie scarpe e ne osservo le stringhe: sono così intrecciate che mi sale il mal di mare: perché incrociarsi in continuazione?
Dovrei allacciarmele, so bene che non dovrebbe essere difficile, e mi sforzo per trovarne cognizione in qualche zona della mia memoria, ma so che è ormai battaglia persa, che non riuscirò a trovarne traccia.

mercoledì 11 maggio 2016

La scorciatoia

La primavera era arrivata calda, quasi irriconoscibile, e Matilda faticò, quel pomeriggio, ad indossare il vestito blu dell’anno prima; si osservò allo specchio delusa, ma alla fine decise che sarebbe andato bene lo stesso, l’orologio sul comò le diceva che era già in ritardo; si sistemò i capelli con le mani, mise il rossetto – cercò fra le sue cose, un colore chiaro, un rosa argentato, che si adattava bene al vestito. Le era sempre piaciuto quel momento che precedeva le sue passeggiate o gli incontri, (anche da ragazza si attardava fra i vestiti nell’armadio, lo specchio del bagno, le chiacchiere con sua madre – quella curiosa che non la finiva mai di chiedere. La vita di Matilda diventava una specie di prolungamento della sua. Le compagne di scuola le conosceva tutte, i posti che frequentava la incuriosivano, gli incontri per discutere e progettare, era contenta di vedere la figlia dentro il mondo, nel suo traffico, mentre lei restava in casa a ricordare) - si aggirava ancora scalza per casa mentre le sue amiche a quell’ora si trovavano già in bella mise al tavolo della pasticceria - anche loro avrebbero indossato vestiti leggeri e sapeva già che avrebbero mangiato gelati e bevuto qualcuno di quei liquori dolci che le avrebbe fatto ridere banalmente.

martedì 10 maggio 2016

Gemma Donati


Mal riferì ne' il trattatello in laude a te, mio amato Dante. Disse ch’io non volli mai seguirti nel tuo peregrinare a questo mondo. Ancor meno volli venir laggiù, con te in esilio; che ti restai lontana in vita e morte.
Brutta visione avea Boccaccio di noi spose e di me in maggior misura, che giammai cambiò tal suo pensiero.
Non vide ciò che sotto gli occhi suoi splendea, il mio animo vivente: io tua dea.
Che tu, mio amato Dante, di Beatrice non avresti scritto, se non avessi avuto me come Madonna.

lunedì 9 maggio 2016

Bendicò imbalsamato - Il Gattopardo raccontato dalle cameriere

Oggi è giornata di sbarazzo e pulizie. E mi dispiace.
Io che ho servito in casa Salina per settant’anni rotti, che ho lavato le mutande lunghe di Maria Stella e quelle macchiate gialle del principe, io che mi sono presa la valeriana quando fu del matrimonio di Tancredi, io che ho assistito a balli, balletti, tagliate di sacchi e svuotamenti di borsellini, io che ho guidato le operazioni di trasloco, che ho preparato biancomangiare con latte e acqua perché il latte non bastava, io che ho rammendato tovaglie e rigirato colletti, che ho ricevuto gli ospiti al buio per non far vedere i divani laceri. 

venerdì 6 maggio 2016

giovedì 5 maggio 2016

ScriviBertè - Non sono una signora


Non sono una signora, 

una con tutte stelle nella vita, 
non sono un signora, 
ma una per cui la guerra non è mai finita, 
oh no, oh no….
Loredana Bertè - Non sono una signora


Ero arrivata in ritardo al nostro appuntamento; non preoccuparti oggi ho molto tempo, mi ha detto lei. Mi ero attardata sulla strada, prima o poi si arriva sempre da qualche parte, in questa città che conosco appena, qualche albergo, qualche motel e gente sconosciuta.

mercoledì 4 maggio 2016

Emmental svizzero

Un buco allo stomaco. 
Sentiva l'eco delle sue pareti addominali, Gigi era carino e le piaceva. Se lo sarebbe mangiato a morsi, l'idea era quella. Ma cominciò e finì tutto in un giorno, lo stesso giorno, a casa da lei sul divano.

martedì 3 maggio 2016

L'arte spiegata ai non vedenti: A me whisky, alla cameriera assenzio

Mi telefona Edgar, Claudette, arricampati che ti voglio immortalare, ti fazzu un quatro che al confronto a Gioconna deve sembrare una bestia di Satana.
Sto venendo, cinque minuti che mi faccio il bidet.

lunedì 2 maggio 2016

ScriviBertè - Respirare

Un giorno ancora. Guerra sente e domani sarà ancora battaglia. E una battaglia decisiva. L'armatura nera le copre il volto e le fattezze. Nessuno deve sapere. La luna nasconde tra le nuvole l’effimera luce bugiarda e il destino di chi domani resterà vivo. Anche i sogni volano questa notte.
E il buio è difficile da sopportare.