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venerdì 29 luglio 2016

giovedì 28 luglio 2016

A putia del poeta

Linetta arrivò correndo.
“Spicciati, ca sta scurannu!”, le disse sua madre sulla porta.
Aveva le guance rosse per il freddo e la corsa che si era fatta dalla casa di Nina fino a casa sua. Le ore con Nina trascorrevano in fretta, a scuola succedevano mille cose e nel racconto si mescolavano tutte, Nina passava da una cosa ad un’altra, con un andirivieni che le dava lo stordimento, come quando si metteva sulla carrozzella che la portava al mare - le materie, le compagne, le maestre, le urla della bidella, le note sul registro – a Linetta della scuola piaceva tutto, perfino le punizioni e la matematica.
Certo, diceva Nina, tu a scuola non ci vai.

mercoledì 27 luglio 2016

Vuoti a prendere




Mio nonno non parla molto, dice buondì invece di buongiorno, indossa delle scarpe che somigliano a delle pantofole, sono chiuse da una cerniera che arriva al collo del piede, quando cammina, non lo senti arrivare. Non litiga, non si lamenta, non gli interessa sapere cosa ci sia per cena. Ha lo sguardo algido degli uomini con gli occhi celesti, i baffi erano biondi. Anche mia madre lo è, algida intendo.

martedì 26 luglio 2016

Gio'


Ecco, arriva l'estate e comincia il supplizio.
Ma dico io, proprio d'estate mi dovevo sposare? che sono trent'anni che mi rovino le vacanze, con lei, che pretende il giro di nozze, ancora, ogni anno, da trent'anni a questa parte. Ogni estate la stessa camurria.

lunedì 25 luglio 2016

Janub

Di quel figlio che studiava legge e non si sbrigava.

I secondi figli sono diversi, forse fatti distrattamente, cresciuti distrattamente, che tanto ormai sei esperta. E quello venuto così, con grandi idee, sempre a fantasticare, ma come dargli colpa di questo, lei per prima viveva tra i suoi personaggi, anche quando puntava gli occhi sul soffritto, lì tra le cipolle quelli si scambiavano battute che lei appuntava su foglietti, non si può sapere mai possano servire. Di quel figlio che dopo la laurea – gli anni fuori corso non si contavano – un giorno disse mamma, faremo vini, l’ho sognato stanotte, la collina e il lago mi parlavano, fai il vino, ti aiuteremo noi, tu metti le piante e noi pensiamo al resto. E lei che non gli disse di no, fare vino implica l’ascolto della natura, del movimento delle fronde, delle conversazioni tra gli acini.


venerdì 22 luglio 2016

Mondello

La sabbia da vicino è premessa, da lontano promessa.
Mai stata così compatta.
Mi sono ripromesso di tornare a Mondello per prendere il sole, giocare a pokerone o un po’ a pallone. Sono arrivato e mi sono buttato a mare, come fosse Atlantico. Non volevo respirare più. Guardavo il mare in apnea, mi immergevo a polmoni aperti. Mi ci tuffavo dentro. 
Voglio che il sangue sia salato bene, voglio che si avvicini al gusto di Mondello. Mi sono fermato ogni estate a contare le cabine di questa spiaggia, perdendo sempre il conto - la gente distrae.

giovedì 21 luglio 2016

Donna Franca


In amore nulla si perdona, neanche l’acqua che scroscia e sbatte controvento - afferro le parole nella memoria, risento nella mia voce schegge aguzze di paura. Non ragiono.
Quando le spalle grattavano contro le mura della casa vuota, tu dove eri? Quando il sangue usciva come dai fori di un setaccio fitto, tu dov’eri? Ho sul viso il colore dei bambinelli di cera, il vetro restituisce un volto indurito, io sto là come ex voto in un santuario, spogliata e piccola, microbo atomizzato che ti spia chiedere grazia e indulgenza.
Tu sudi. La tua pelle emana un afrore umido e sotteso, mi si stampa nelle narici. Soffoco. Sei più lustro delle infide sfere che vorrei tu ingoiassi una a una fino a strozzarti, financo il filo ti caccerei in gola, perché ogni cosa merita giustizia.

mercoledì 20 luglio 2016

Non più andrai

- Jane -
- Father – Il pastore Austen ha aperto silenziosamente la porta - nessun cigolio – per non distogliere la figlia assorta, china sulla carta da musica. È l'ora del giorno in cui ognuno si dedica a vari passatempi, priva di incombenze particolari. Jane non è incline a intessere pregiate filigrane sul lino trasparente. E' un passatempo per altre signorine.
- Jane, dovresti dedicare un po' di tempo a trascrivere il Lacrimosa. Vorrei usarlo nelle funzioni funebri.
-Si, father, lo farò, senza dubbio.
- Bene Jane. Sono troppo indiscreto se ti chiedo a quale brano ti stai dedicando?
- Oh no – dice distratta, ma non risponde.


martedì 19 luglio 2016

La schiera dei demolitori - da L'estate che sparavano

L'ultima volta che vidi Antonio c'erano i nostri amici – la schiera dei demolitori. Antonio parlava della sua voglia di fare cinema, il piano americano, i carrelli, il controcampo, i nostri amici ad ascoltarlo sino a che Antonio non ebbe più nulla dire; fu allora che cominciarono a sfotterlo, con divertimento apparente e con celato risentimento, lo chiamavano “il regista” tacendo gli attributi a completamento del titolo ma dietro il loro spirito faceto c'era la rabbia di chi restando si sarebbe accontentato di prospettive di scarto, tutte quelle che Antonio rifiutava destabilizzando le certezze facili di ragazzi che non vedevano oltre la gratificazione di una maglietta Lacoste addosso, di una motocicletta o di un'auto a tre volumi, di una ragazza abbastanza bionda da portare in discoteca, di un pacchetto vacanze in un villaggio Valtur.

lunedì 18 luglio 2016

I migliori giorni della nostra vita

Dopo tanti anni di cantine, cunicoli, sotterfugi , finalmente uno spiraglio di luce.
"Nunziatina ti porto a festeggiare le nozze d'argento."
"E dove Bernardo?"
"A Cannes."
"E come ci andiamo? Tutti ci spiano."
"In treno. Palermo - Roma, lì ci incontriamo, prendiamo la freccia rossa dei signori. Arriviamo a Milano. E poi a Cannes. Per depistare quei cani da tartufo facciamo Palermo-Bari in treno. Scendiamo a Cortona. Cazzo, ma hanno appena detto al TG che il treno è deragliato, anzi se ne sono scontrati due. Ma non doveva arrivarne un terzo? Non sanno proprio fare logistica.

venerdì 15 luglio 2016

Gli orfanelli dello zio

Io me Lo ricordo bene.
Era un sant'uomo.
Lui provvedeva a tutto:c'aveva vista bona, mani lunghe, gambe torte ma un cuore granni accussì. Tu c'avevi un problemino con quei mangiacori delle pantere? Lui t'ascutava, valutava e poi annava a parrari con quelli giusti. Li conosceva tutti, con lui si confidavano dei loro problemucoli, Lui glieli risolveva e se l'accattava cu pezzi ri cuori.

giovedì 14 luglio 2016

L'ultimo pizzino di Provenzano

Carissimi siciliani, oggi sono morto ma per poco, forse mi piacesse risuscitare.

Argomento nr 1: I fiori garofani non mi aggradiscono, preferissi belle corone di cicoria e macari quattro rafanelle per darci un poco di rosso.

Argomento nr 2: Il funerale in cattedrale mi piacesse. Per le decorazioni dell'altare macari macari ci livasse le rose e mettesse la cicoria. Ma pure rafanelle.

A posto

Niente è più inabitabile di un posto
 dove siamo stati felici
Cesare Pavese

Apre tutta la bocca solo per lavarsi i denti. La notte emette mugolii - nessuna parola, solo suoni, o russa come si deve. Maria tappa le orecchie con i turaccioli di gomma gialla, piuma che le hanno detto di comprare. Proteggere i timpani, che lei si tuffa e vuole sentire la salsedine sulla pelle, il mare dentro. Va sott'acqua e ci rimane senza respiro, lo trattiene finché c'è tempo, poi risale e tira fuori la testa, apre gli occhi, fissa e butta l'aria che le basta per sapere che è viva.

mercoledì 13 luglio 2016

JE SUIS CICORIA

Ettari ed ettari coltivati a cicoria per consentire al mio capo di sfamarsi, di farsi le sue minestrine.
L’avete ammazzato. 
E ora che me ne faccio di quintalate di cicoria messe a crescere per lui?
I mafiosi di oggi vogliono pescespada, salmone, canapè, tabulè, riduzioni di rucoletta, centrifughe di carotonzole, fumetto di ombrina.. tutte frociate!!!!
Chi se la mangerà la mia cicoria?
Io sono incazzata. Sono veramente incazzata.
Voglio un capo nuovo, un vero capo con le palle quadrate, uno di quelli che si schifia del risotto alla zarina e invece si fa belle pentolate di cicoria bollita, con una sminuzzata di spaghettini, che poi si affuca.
Datemi un capo, che non ne possiamo più di imitazioni di mafiosi.
Che ci pensi lo Stato a fornirmelo, lo Stato lo sa chi è l’erede, lo Stato mi deve procurare un cliente nuovo.
E lo voglio con una bella pancia ferma che, dopo aver mangiato cicoria, si chiude a catenaccio.

Antonella Tarantino/Giorgio D'Amato



In morte di Provenzano - Z, la fine di tutte le cose






Il tavolo dove scrive annota e legge il mio maestro è rettangolare. È un piccolo tavolo e mi sono sempre chiesto perché non volerne uno più grande. Forse l'ho capito, lui è uno che vuole stare solo, in silenzio. Solo con se stesso - è un tavolo per uno. 

Quando qualcuno lo guarda con insistenza lui si scoccia e sbatte con rabbia la porticina che fa da sfondo alla complessità della sua mente. Eppure è proprio una brava persona. Lui legge la Bibbia. Lo zio Binnu - è così che si fa chiamare da noi - ha sempre quegli occhiali tondi tondi che gli danno un'aria da intellettuale, ma che dico, da vero e proprio scrittore! Guai a chi tocca la sua macchina da scrivere. 

Mimmo, se mi sfasci la trentacinque ti scanno.
Io però, malgrado mi sforzassi di continuo, non riuscivo a capire come i numeri si potessero sfasciare. Per lo zio, questa macchina è come una figlia femmina.

Una notte mi avvicinai di soppiatto alla stanzetta dove lo zio passava il suo tempo. La porta era chiusa a chiave e non riuscii ad entrare immediatamente. Dovetti attraversare il soggiorno e il salotto per arrivare alla sua camera da letto. In questa casa c'è bordello, non riesci mai a trovare niente. Riesco a prendere la chiave e mi intrufolo nella sua vita. La stanza è parecchio buia e non riesco a vedere niente. Mi aiuto con il cellulare e accendo la luce da tavolo. Eccolo. Il testo sacro è davanti ai miei occhi. Lo apro delicatamente e comincio a sfogliarlo. Un ritaglio di carta esce fuori dai contorni del libro. Preso dalla curiosità, apro una pagina a caso, la 905. Una freccia indica una frase: 
Io, con la mia grande potenza, col mio braccio steso, ho fatto la terra, gli uomini e gli animali che vivono sulla sua superficie e l'ho data in dominio a chi mi è piaciuto. 
Io, questo Geremia, nemmeno lo conosco. Però questa è una frase giusta, come lo zio.
Intravedo un altro ritaglio di carta e arrivo a pagina 997. Stavolta il testo è di un certo Ezechiele: 
Cessate dalla violenza e dalle rapine; fate ciò che è giusto e retto: togliete le confische dal mio popolo, dice il signore Dio. 
Finisco di leggere la frase e noto che ha incollato un frammento di carta con la lettera Z. Io non lo capisco cosa vuol dire, però se penso allo zio Binnu e all'alfabeto, arrivo alla conclusione che lui, come la Z, è la fine di tutte le cose.

Emanuele Scaduto

Il mio Sudan

Dovevo andare, volevo conoscere e descrivere povertà e fragilità nel nostro pianeta. Scelsi il Sudan meridionale. 
Forse perchè diviso e flagellato da una guerra civile, la più lunga del continente africano. 
Dove la censura dittatoriale è talmente potente da negare la stessa guerra.

lunedì 11 luglio 2016

È andata così

Oggi gioca a domino. Maria pensa che a vent'anni si può fare l'amore tutto il giorno e riconoscersi ogni volta in quello che ti cambia la vita. Bastano due dita a spostare le regole del gioco, le stesse usate per darle piacere o cambiare posto a una delle tessere che il domino impone. La loro ombra si riflette sul tavolo - ne avesse usate tre di dita l'ombra sarebbe aumentata di volume o forse avrebbe goduto di più.

venerdì 8 luglio 2016

Ai piedi di Gebel Grin

È ancora lontana la montagna di Gebel Grin? Ho bisogno di sentirmi controllato stanotte.
Dopo mesi di cammino è arrivato in Trinacria, ha lasciato tutte le sue ricchezze in custodia al suo signore, al Castello Malaspina, il cavallo al suo stalliere alla Pieve. Si è spogliato dei vestiti di lusso e si è vestito con l'unicorno da Pellegrino. Le scarpe, quelle vecchie - che si cammina meglio - il mantello per difendersi dall'acqua, dal freddo e di notte usato come coperta e il cappello a larga resa per l'ombra. I soldi cuciti nella giacca, una bisaccia un bastone una tazza, una lenza e quello che serve per accendere il fuoco. 

giovedì 7 luglio 2016

Tutte le cose insostenibili rimaste per aria


La neve di tre giorni aveva schiacciato a terra tutte le cose insostenibili rimaste per aria, che adesso stavano ben acquattate nel sottosuolo. Lei ebbe voglia di gettare palate di terriccio per nascondere quella sporcizia, invece la terra era coriacea e aveva dovuto scavare.
Lui era andato a pesca e non era più tornato dal giorno prima della nevicata. Aveva detto che sarebbe rincasato quella sera, con o senza pesce. E voleva trovare la cena pronta. C’era stato un tempo in cui aveva cucinato per lui, con amore e con allegria; avevano condiviso i pasti con reciproca gratitudine.
L’aveva lasciato a frollare tre giorni sotto quella bella neve fresca che si era fatta sporca. 

mercoledì 6 luglio 2016

Madiba


Oggi, come ogni mattina, esco a correre. È un lusso quotidiano che mi concedo dopo ventisette anni passati in cella ed è anche l’unico momento in cui riflettere su me stesso e sulle mie decisioni. Nel paese l’odio razziale è ancora imperante, soprattutto tra i neri, che vedono in me l’occasione di rivalsa contro gli Afrikaner.

martedì 5 luglio 2016

Terra d'Africa

Della mia terra conoscevo gli animali affamati, ogni loro verso. Conoscevo i leopardi, come sfuggirgli. Con mia madre, in fuga da branchi, davo il primo vagito.
Contro questa natura, aspra, potente, imparai a combattere, ogni giorno, contro il cielo asfissiante, le foreste insidiose. Lì piantavo anche la mia casa. Quella che facevo con le mie mani, di paglia e di fango e che rifacevo da capo, ogni volta, disfatta dalle piogge pesanti o spaccata in due, dal caldo e violento Harmattan.

lunedì 4 luglio 2016

Storia di un uomo inesistente


Capì di essere irreparabilmente morto, quando sua moglie andò a vivere con un altro, a due passi dalla spiaggia più bella della sua città.
Amava quel luogo, le passeggiate lungo il viale, i primi bagni di mare quando le scuole erano ancora aperte.
I cani più liberi dei padroni, che un guinzaglio spesso è solo una corda invisibile. 

venerdì 1 luglio 2016

Invisibile

Sono un po’ in ritardo all’appuntamento. Troppi genitori da incontrare oggi a scuola. Bernardo è già lì, seduto al tavolino con il suo nuovo direttore. Mi fermo un attimo e lo osservo a distanza. È bello Bernardo: braccia forti, abbronzato, pettorali scolpiti, non sembra un uomo di penna, più un nuotatore direi. Ride, sicuro di sé - e forse questo mi ha fatto innamorare -, sorseggia dal bicchiere una tonica, col limone sicuramente. Mi pettino, aggiusto la giacca. Mi sudano un poco le mani: è la prima volta che mi presentano come fidanzato. Bernardo ha insistito tanto, e giusto col nuovo direttore, per festeggiare la nomina a caporedattore. Non so se è stata una buona idea. Ma forse ha ragione lui, devo aprirmi, superare i miei timori.