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venerdì 20 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: L'amica perduta

Forse. La memoria a intermittenza, (accendi e spegni) un albero di istanti, ricordi incisi e quelli persi a tratti. Frecce di momenti arrivano dentro a un pezzo di cervello. Una storia frammentata che vola in mente, parentesi graffe da togliere in ordine logico, arrivano parole spezzate nella memoria. Altre si perdono. E mancano giorni, parti, immagini, non puoi tornare indietro, avanti se tieni la memoria breve. La ragione a lungo termine.
Chiudo gli occhi, non mi arrendo, vado tra la gente a riconoscermi, tra i ricordi fissati che non riesco a togliermi dalla testa, pensieri di gallerie vuote, vuote e lunghe. Penso al niente e a tutto, ci sta la fantasia alle mie spalle. Non ho mai avuto bisogno di essere stimolata, devo solo concentrarmi. Ricordo le menzogne di questa vita di bugie, di tagli sotto sale, di donne eccitate che non te la danno.

E ci sta nel gioco, perdere, scordare di non dimenticare. E oggi la torta è moscia ho dimenticato il lievito, una volta l'ho messo in frolla, la crostata è venuta lo stesso. Quanto vale una puttana senza palo, un viaggio senza meta, all'avventura - me lo chiedeva spesso. Forse quel giorno sono uscita da sola (mi ritrovarono alla stazione, grazie a lei). Quattro soldi e un biglietto nella tasca sinistra del cappotto, una penna e una chiave nell'altra tasca. Forse la borsa non la tenevo, forse avevo dimenticato a prenderla, era rimasta a penzolare dall'attaccapanni in corridoio. Forse mi cercarono per un giorno intero e una notte la passai seduta sulla panchina, quella verde al centro della stazione, di fronte al binario numero due, il mio preferito. Le luci arancioni, due cartelloni, nessuno; l'ombra della luna rifletteva sulla mia sagoma immobile, la notte passa nera - ho scordato il sogno, la strada, il mio cognome, ricordo che faceva freddo ma non pioveva, il vento muoveva i miei capelli, in testa pensieri rimasti segreti - l'orologio spingeva le ore, le lancette giravano e ho tenuto le mie mani al riparo dentro le tasche. Al mattino il sole mi arriva, ho aperto gli occhi con le sue urla - Ah, eccoti! Finalmente! Quanto ti ho cercata! Ho visto Elvira che piange di felicità, mi stringe, mi parla dentro a un orecchio - Ti ho ritrovata! Mi basta. Dice che mi sono persa. Io forse non ho più voglia di capire, ma sono qui. Dice che è preoccupata per il mio equilibrio. Mi giro intorno, la guardo, l'abbraccio, ma non ricordo... Chi è questa? Elvira? Non ricordo il nome della mia malattia, lei dice che sono "l'amica ritrovata", e io forse le credo.

Nina Tarantino