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venerdì 27 gennaio 2017

Centodiciottobis, la Duecentocinquantalambro e Assopigliatutto

La mia casa si trova allo ZEN.
Questa mega area di periferia si chiama così non perché ci sta una comunità di monaci Zen, no: si chiama ZEN perché è l’acronimo di Zona Espansione Nord.
Chi entra allo ZEN  quando esce se ne va più alleggerito, nel senso: senza portafogli, senza unghie finte, senza ponti dentali.
I ragazzi in genere, per i ponti dentali, lavorano in coppia: uno ti smolla una pedata nei coglioni e mentre tu ti butti a terra tenendoteli e spasimando per il dolore, l’altro ti infila due dita in bocca e con maestria ti sottrae tutto quello che trova  tra ponti, capsule e denti d’oro.

Allo ZEN è  nato Centodiciottobis, un ragazzone di diciotto anni, che sin da bambino è stato attratto dalle moto.
A dodici anni rubò la sua prima Guzzi V11.
A quindici realizzò la prima moto truccata: la Duecentocinquantalambro, cioè una comune lambretta fornita di un motore da paura.
Fu in quel periodo che lo chiamarono Centodiciottobis, perché il 118 venne a prenderlo quasi moribondo o comunque scassato per centodiciotto volte.
Andava a finire in ospedale quasi tutte le settimane e se, putacaso, saltava qualche volta, quelli del 118, preoccupati, facevano un giro di ricognizione per vedere se era ancora vivo.
Un giorno, mentre era alla guida della sua Duecentocinquantalambro scorse con la coda dell’occhio la Harley Davidson 1340 Dyna Low Raider Benzina Custom Nero dello “Scassato” – Minchia - pensò – con questa mi ci faccio i soldi!
Dopo qualche giorno già la portava in giro smembrata come quel William Wallace di Braveheart.
Non era meno cittadino modello di tutti gli altri: lui smontava e rivendeva i pezzi delle moto che rubava solo per campare, poi non fumava, non si drogava, non giocava alle macchinette.
Un giorno arrivò allo ZEN  “Assopigliatutto” il vigile urbano più arraggiato di Palermo: divisa nera,  stivali a mezza coscia tipo pornostar e occhiali a specchio.
Sul casco aveva scritto: " Ogni ora il Signore sa cosa fai, io so sempre a quanto vai!"
Infatti non c’era auto, moto o bicicletta che lui non avesse multato.
Parcheggiò  davanti al bar dello zio di Tony Colombo ed entrò.
Si sfilò i guanti, attipo spogliarello, e chiese:  Qualcuno di voi conosce Centodiciottobis?
Ovviamente  omertà assoluta.
Uno però che ce l’aveva con Centodiciottobis c’era: lo “Scassato”, l’ex proprietario della Harley Davidson 1340 Dyna Low Raider Benzina Custom Nero.
‐ Glielo dico io dove lo può trovare -  disse -  passa tutte le sere alle nove col rosso all'incrocio dei Quattro Canti.
E proprio lì si appostò “Assopigliatutto”.
Quella sera, puntuale come un orologio, Centodiciottobis  passò alle nove dai Quattro Canti col rosso e lo vide: vide “Assopigliatutto” che lo aspettava.
Minchia, appizzò i piedi a terra e frenò: fece ruotare la Duecentocinquantalambro su se stessa e mentre provava a fermarla con tutto ciò che aveva a disposizione (le mani,  le chiappe, le unghie finte di una che si ritrovava in tasca, il ponte dentale di un altro), “Assopigliatutto”, che intanto a guardarlo aveva fatto i fegatelli, lentamente gli si avvicinò e gi disse a denti stretti: ‐ Duecento euro di multa più il ritiro della patente!
Calò il silenzio: Centodiciottobis senza la Duecentocinquantalambro sarebbe morto!
“Assopigliatutto” stava già notificando la multa, quando sentì un macello. Tutto il Cassaro si stava riempiendo di auto contromano, sul marciapiede, vecchi che guidavano moto anteguerra senza targhe, un tizio che faceva portare il trattore a suo figlio di undici anni  e delle scimmie che conducevano biciclette senza freni.
Ad “Assopigliatutto” cominciò a tremare l’occhio. La tensione gli faceva pulsare le tempie:
da un lato c’era Centodiciottobis  sotto scacco, dall'altro la più raccapricciante sfilza di trasgressioni mai ricordata da memoria di vigile. Ad un tratto non capì più nulla:  “Assopigliatutto” stramazzò a terra con la bocca piena di bava.
Dopo qualche annetto buono fu dimesso dall’ospedale psichiatrico di Monza e oggi dirige il traffico del più grande autoscontro dello ZEN.
Centodiciottobis negli stessi anni invece aprì un’officina dove ci modifica tutt’ora i motori e, da un paio di mesi a questa parte, si è allargato: fa trucco e parrucco anche alle auto!

Lucia Immordino


(Idea tratta da un lavoro di Stefano Benny:  Pronto Soccorso e Beauty Case,  riscritta, riadattata e già pubblicata con il blog L’Abattoir in occasione dell’evento“L’arte di arrangiarsi”)