Google+

lunedì 20 marzo 2017

Gabbiani kamikaze


Un cielo di quelli che sembra spolverizzato di zucchero a velo, i gabbiani ci svolazzano felici, in un cielo così, sanno che è il tempo giusto, la temperatura ideale, l’onda tranquilla, che sotto il pelo dell’acqua nuota il cibo in abbondanza per tutti, gabbiani pesci pescatori, per i gabbiani c’è sempre da mangiare, c’è sempre qualcuno che gli tira qualcosa, poi, se piove nel pomeriggio, i gabbiani vanno allo stabilimento del Salato e si posano davanti alle finestre.
 
Se un gabbiano fanatico integralista decidesse di farsi esplodere, perpetrare la più grossa e sanguinosa strage che si possa ricordare nella storia del terrorismo gabbianesco, se decidesse di sacrificare la propria vita da gabbiano di porto dedito alla pesca a pelo d’acqua o all’accattonaggio sul molo, se dovesse scegliere di morire per raggiungere e ottenere il suo premio nell’aldilà dei gabbiani, quello cui aspirano gli uccelli marini, ma più di tutti i gabbiani, un gabbiano kamikaze avrebbe una sola immagine impressa nitida nella mente, nel piazzale antistante al mercato del pesce risuonerebbe il suo grido sgraziato fiero carico di speranze - e come biasimarlo - nell’innescare l’esplosivo che si è portato appresso, il Salato è grande! poi salterebbe per aria, insieme a decine forse centinaia di pescatori ristoratori buongustai curiosi, lasciando che le sue penne si spargano e la sua anima di gabbiano possa godere finalmente del premio meritato, perché per un gabbiano nato e cresciuto sulle coste urbanizzate del martirreno, è lo stabilimento del Salato, è quello il paradiso, decine di angeli in camice bianco e cuffietta alle prese con cascate argentee di alici, un magma fluido che si riversa sui banconi di marmo in attesa di essere eviscerato e messo in conserva, odore salmastro, odore d’interiora ammonticchiate nelle vasche, acque di lavaggio, scolature di alici, squame a galleggiare, petali brillantini in viaggio verso il gorgo del depuratore, le casse dei pesci puliti pronti per la conservazione e la moltiplicazione, purificati dal peccato originale dell’anisakis, svuotati delle loro viscere rosse di pesce azzurro, seppelliti nel sale grosso, per conservarne il ricordo, avere una lattina su cui posare un fiore, un pensiero al compianto banco d’acciughe che si muoveva all’unisono, e sarà companatico delle generazioni future, disseppellito riesumato diliscato sotto un getto d’acqua fresca, un filo d’olio, un nonnulla d’aglio - se piace - prezzemolo, pepe nero di mulinello.

Raimondo Quagliana