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lunedì 27 marzo 2017

La zia Palidda e la prostata


Prima di invecchiare la zia Palidda ne aveva fatte di cose. Di cotte e di crude non direi, la cucina non era il suo regno. E non si poteva definire regina di casa. La sua stanza preferita: quella del telefono, o la bottega del parrucchiere non era da meno: bionda bionda più bionda, la canapa per avvolgere i rubinetti non era cosi chiara, i fili uguali ai suoi capelli.

E quel giorno, il 27 Dicembre, in cui morì la nonna, la zia Palidda si arrabbiò assai - dico io giusto ora doveva morire che se ce lo avesse detto prima non lo facevamo l'albero di Natale, lo dicevo io di non farlo, tanto è sempre lo stesso ogni anno; lo zio Calò lo alzò di peso, lo prese dalle palle che gli caddero a terra e ad una ad una rotolarono lungo il corridoio che il pavimento calpestato da tutti i parenti rifletteva ormai impronte di tutte le misure. E il puntale a metà sullo spigolo del tavolino che lo avevano spostato perché al centro del salone ci doveva stare la cassa. Necessariamente. Tutte le sedie a giro, in paglia e finocchietto intrecciato (con le cose intrecciate il dolore va via), due regista e tre sdraio per chi volesse fare tempo pieno a vegliare. Ci si poteva distendere, per voglia o necessità. I discorsi intorno di varia complessità, di ogni genere. Si parlava tanto in questo periodo, due giorni prima del silenzio tombale. Oggi fa freddo, domani piove, Amen; ci sono troppi fiori, manca l'aria, Amen; ma la zia Pina ancora non è venuta! Amen; hai visto che Carmela era da sola? Amen; ma l'hai vista quant'è fatta! Amen; mi fanno male i piedi, Amen; ha telefonato Stefano non può venire, Amen; vi saluta la Signora Sparacino, Amen; ma a che ora la finite, pensavo io. E così sia! E poi discorsi sul cibo, e alla nonna ci scolava la bava, che bello rivederti cugina, e alla nonna le si muoveva l'occhio, qualche parolaccia eccheccazzo sta morte non ci voleva, alla nonna le si apriva la mandibola e finalmente decisero che un fazzoletto a stringerla sarebbe stato adatto all'occasione - piano piano fate piano che per la dentiera abbiamo speso un capitale, non le fate male. La zia stava in cucina che l'inappetenza va calmata subito prima che esploda in fame nervosa, e poi altro che cavoli amari e patate. Lei spizzuliava, mezza teglia di lasagne che le aveva portate la zia Rosa, poi due piatti per non dispiacere Maria Assunta che è brava in intingoli e sformati, broccoli, carciofi al volo, che fa li riscaldiamo? Fornetto a microonde. Due ore in cucina, che la paura della nonna morta le fece salire i vermi allo stomaco, più salivano più mangiava più aveva fame. Io me ne stavo in un angolo a parlare con la nonna. Lei mi sorrideva, e mi rispondeva pure. Nonna, ma se sei morta come fai a rispondermi? Questa fu l'unica domanda che non ebbe risposta. Poi la zia tornò in salone e mi guardò con lo sguardo di chi non ha più fame, occhi nauseati e pupille abbassate (i vermi a quell'ora dormivano) drin drin, drin (suono del campanello). Arrivò lo zio Alfredo che era un tipo allegro, signorino e finu si dice, insomma se fosse femmina una zitella vergine ( e credo lui felice di esserlo ). Lo zio Alfredo prese vecchi discorsi sulla sua malattia, operazione inclusa, un uomo dalle coronarie forti. La zia Palidda voleva avere tutto, pure il male altrui, da sempre ipocondriaca ci sguazzava tra clisteri, cateteri e pappagalli all'occasione, una donna di cuore che si adatta, di forte empatia. Lo zio parlava di colecisti, reni, dialisi; la zia Palidda di ovaie, cuore e varici. Lo zio Alfredo eliminò i suoi calcoli, un trapianto di rene perfettamente riuscito; la zia Palidda tolse le cisti ovariche, operò la safena e tornò di cuore buono, a destra e a sinistra. Insieme portarono ex voto in argento: cuore, rene, ovaie, fegato al santuario di Santa Rosalia. Lunghi discorsi notturni tra malattie e guarigioni. In day hospital. Ne venne fuori che entrambi soffrivano di prostata. Nessun miracolo.


Nina Tarantino