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venerdì 10 marzo 2017

La zia Palidda


A ogni matrimonio i parenti più anziani davano per augurio di prossime nozze un colpo sulla spalla alle più giovani, e anche sulla mia qualcuna arrivò - la prossima sei tu! Che frase portatrice di iella, "di attasso" lo diceva la nonna, di malaugurata profezia, di stallo nefasto. Di mortitudine dello stato civile.
- Io sono rimasta zitella "con grande dolore e disistima", una disgrazia per me e quindi a ogni funerale a cui partecipo penso che la devono pagare e a tutti i parenti non più giovani che incontro sorrido, una pacca e via - Il prossimo sei tu! E quella mattina la mano l'ho battuta sulla spalla della zia Palidda, forse sul suo omero, non so. Al cimitero mentre tumulavano lo zio Carlo, detto Carlino, non per sembianze canine ma perché con tutte le scarpe nuove e con i sopratacchi alti era un metro e mezzo, che ora in orizzontale ( ma anche prima in verticale ) si poteva usare per prendere le misure dei tessuti per rifare le tende. Lo zio è scomparso all'improvviso, che ci possiamo fare, a fatica capivo, so solo che aveva novantadue anni, - è la vita, rispondevo col sorriso e la mano pronta a bacchettare la spalla della prossima persona a tumulare. A mia scelta. Anche io mi resi conto che era vero, questa strana coincidenza funzionava - ricordo di avere odiato ogni canarino che mio padre comprava per allietarsi di dolce canto, che mi benediva le tende bianche in pura seta con i suoi bisogni giornalieri, spruzzi ovunque, e il mio disprezzo bastava, non ho toccato neanche uno degli uccelli, ve lo giuro, bastava la mia ira a farli stecchiti sul fondo gabbia. E mia sorella ogni settimana a chiamarmi al telefono, - vorrei vedere voi - gli è morto l'uccello a papà, ha speso trenta euro. Mia sorella non si tocca, lasciai le tende a lavare. Al cimitero era diverso potevo controllare i miei poteri, indirizzarli verso gli zii giusti. Passavo ore poco liete - alle quattordici eau de parfum di acqua morta nei vasi tra tanfo di cani morti e topi scoppiati - a chiedere le loro età, una scusa per parlare con alcuni cugini che non vedevo dal giorno del mio battesimo, a metterli in ordine anagrafica e di esigenze altrui, se erano già vedovi, priorità in base ai figli e nipoti che tenevano. Lo zio Carlino l'ho toccato al funerale della zia Pierina detta Perona ( la decima nonostante i suoi ottanta o forse perché una birra e una in più se la beveva fredda d'estate ) era la più vecchia. L'ultimo ciclo di una casata tutta al femminile. Davanzale e bicchiere pieno. Adesso non sapevo a chi darla sta pacca, temevo arrivasse subito l'esito fatale. E fosse svelato l'arcano, cioè il mio potere. Certo lo zio Silvano era il più vecchio e in un certo senso sarebbe toccato a lui che era detto Silvano il vagabondo ( emigrato in Emilia avvistato in balera ) e quindi non si presentava, spariva o forse si nascondeva ai funerali e non avevo modo per cercarlo. Troppa puzza e poco tempo. Non ci fu verso né trovata, la zia Palidda ho toccato. Era l'unica. L'ultima spiaggia. La spalla rigida, era di mille colori, allo specchio non si guardava più da anni, camminava a passo duro, dicevano che era cattiva da giovane, non rilasciava emozioni, e neanche un euro, teneva le mani in tasca e la testa tesa, tutta la sua postura lo era. Oggi quel soprannome lo merita tutto, è ancora "tisa tisa", segna rotta con i piedi, proprio "a palidda" ora, punta gli occhi verso di me e senza respiro ( così pare ) mi dice non me l'aspettavo nipote mia, mi chiede ( così pare ) perché hai scelto me, oh? Non venivo io! E poi decisa con falsa riconoscenza per sdebitarsi mi butta l'occhio di sopra ( così pare ) te la darei io se potessi una bella pacca sul po... po... posteriori. A posteriori za Palidda! Rilassati! Riposa ora. Nessuna premura.


Nina Tarantino