Google+

venerdì 28 aprile 2017

La zia Palidda cerca casa


Cambiare casa. Ogni tanto ci vuole respirare aria nuova intorno. Aprire porte e finestre che la casa si deve tinteggiare. 
Ma la puzza di ducotone non la reggeva, le faceva arricciare i capelli. La zia Palidda un giorno forse scese col piede destro anziché quello sinistro e le venne l'idea di cambiare. Lei voleva cercare casa nuova, qualcosa di piccolo affare, da spendere poco che se poi le si rompeva un dente ce li doveva avere i soldi per impiantarlo?

Comprò giornali degli annunci, e senza avere un pc fu regina della fitta rete del mercato immobiliare. Lei di mercato ne capiva, a Ballarò ci andava col carrellino che le avevamo regalato noi nipoti a Natale - zia di che colore lo vuoi? Rosso fiamma. Lei teneva discrete conoscenze a livello di carciofi, di finocchi, di broccoli, banane, arance, insalate nostrane - non distingueva una abate da una decana, pere e basta per lei erano! Ma a prezzi non la batteva nessuno, ne era informatissima, la conoscevano tutti e al mercato li confrontava sempre che cinque centesimi meno moltiplicati per cento fanno una cifra che puoi conservare il resto chissà ti serve qualcosa dopo. Invece di prezzi di case non ne capiva un ravanello, le facevano l'impressione di essere tutte troppo care, anche la casa dove abitava lo era, ma con un senso diverso. Numeri telefonici ovunque, appuntamenti, troppo piccola, troppo vecchia, che puzza! manca il pavimento in cucina, i tetti sono alti 1,70 - vabbè, pensava che avrebbe potuto mettere la scarpiera sul pianerottolo, la zia Palidda era una pratica, selezionava il superfluo. Certo non puzzava dove si trovava e gli spiriti del focolare non la stavano cacciando via ma i ricordi si consumavano in momenti fastidiosi: la sedia del nonno che ci faceva la pennichella quotidiana, a strisce blu e bianche in tela fresca d'estate e ghiacciata d'inverno, un cuscino morbido sotto al culo, il tegame del broccolo arriminato e il piatto della cacio e pepe. Un manichino che ci prendevano le misure - gonfia gonfia, che la Signora Mandalà le tette ce l'ha più grosse. La macchina da cucire vintage col piedino per lo zig zag arrugginito e le scritte dorate scolorite, che le dita di sua madre ce le vedeva ancora a tirare la stoffa. Il puntaspilli per raccoglierli tutti, vicino una calamita gigante che attirava il resto, una passatina sulla tavola e ci si poteva mangiare. A terra si passava la scopa e paletta a raccogliere: il gatto a passo leggiadro si pungeva e perdeva sangue in giro per il corridoio dalla zampetta. La zia non amava tanto la gatta, causa una vecchia competizione animale in origine infantile che ormai decrepita infieriva da anni. E se la gatta marcava il territorio la zia non si poteva mettere a pisciare in un angolo. Lei era una signora, non mostrava mai la sua vera natura a fatti e parole, era stitica. La gatta no! Ecco perchè il suo era un rancore misto a invidia nei confronti di quella povera armaluzza predisposta per natura a eliminare scorie. Giornate di merda le aveva fatto passare a pulire lettiera. Lo zio Calò era un tipo goloso assai e regolare e voleva bene a entrambe, ma questo affetto lo divideva in due, se avesse dovuto scegliere fra la gatta e la zia Palidda si sarebbe trovato a un bivio di proporzioni gigantesche - il risultato fantastico di un terremoto descritto da Murakami. A lui ce l'aveva raccontato sua zia Rosa del Belìce, che lui stava lì sfollato per un periodo con sua madre, che ci hanno dovuto mettere la tazza sull'ombelico per tirarci i vermi dallo scanto. E la tazza non si voleva levare più. E da allora a lui c'era rimasto un trauma che per fortuna non si sedeva, restava a pelo per i suoi bisogni, sospeso e forza sulle gambe, la pipì in piedi. Lo zio la capiva alla zia e le diceva che anche la gatta secondo lui doveva avere la sua tazza. Nascevano lunghe discussioni poi allo zio gli veniva fame e scappava via. Neanche l'odore, non c'era speranza. La zia lo spazio alla gatta l'aveva concesso, ma a un palmo dal suo fondo schiena doveva stare, di cucinare per lei o per Calò o per noi nipoti neanche le balenava in testa - vorrei vedere voi a gestire tutti quei riccioli scomposti che teneva, ci voleva costanza che richiede tempo; croccantini a volontà comprava, i pacchi riposti l'uno sopra l'altro toccavano il tetto dello stanzino, dove in dispensa stavano anche le caramelle per noi nipoti, croccantini per la gatta, i copri water e cioccolatini di tutti i gusti ricoperti e non per lo zio Calò: prodotti per tutti. Già e non ancora scaduti.

Nina Tarantino