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lunedì 10 aprile 2017

La zia Palidda e le caramelle - 10 bastano!


La zia Palidda le caramelle le comprava e ce le conservava, le cose giuste. Prima ca ci pensava a darcele passavano due anni e poi che fa, le doveva buttare? Che pena! e allora ce le dava scadute. Noi cugini scappavamo via in una fila che non rispettava l'età ma un ordine grasso, dal più grosso al più piccolo di statura. Io ero la prima a partire "per natura": il sapore di arancia liofilizzata tipo biochetasi ci dava il volta stomaco, pronti via giriamo a destra verso il bagno a sputare nel cesso, tira giù la catenella e liberi tutti.

Da bimbi ci piacevano a noi cugini queste riunioni di gabinetto, e pure alla zia, ...tre quattro cinque sei sette otto nove dieci caramelle bastavano per farci levare dai piedi. Nemmeno urlava "dove siete?". E noi tutti soldatini di uno stesso plotone a difendere la nostra verità. Quella sì che riuscivamo a ingoiarla. Per il resto non ci stavano problemi, non ci offriva altro, bastava sputare le caramelle ed eravamo salvi. Lo zio Calò però era un tipo furbo e le corse di gruppo verso il cesso lo insospettirono, e ci venne a spiare, voleva le prove, voleva confessassimo il misfatto. Nessuno di noi parlò, - zio Calò, puoi spremermi ma non uscirà il succo di verità dalla mia bocca. E allora decise che doveva capire, "tastare di persona". E così fece. Chiese una caramella alla zia Palidda che lui aveva mangiato uno sfincionello all'angolo da Totò cavuru è, quando mi cercate non mi trovate - tieni Calò, ne prese un pugno, con lui la sua tirchieria andava a puttane; la zia con faccia preoccupata e mano vuota, che i conti non ci tornavano, solo diciannove caramelle rimaste: pensò che per doppia razione e fare due giri a noi nipoti sarebbe stata costretta a comprarne un altro pacco. Era giarna
Lo zio cominciò ad assaporarle una dietro l'altra, a velocità, le tenne in bocca finché ne sentì il sapore di scaduto tra lo scavazzo e il marcio. Lui non poteva correre in bagno, ci provò ad andare ma era circondato, la zia Palidda gli sorrideva e lui in gabbia. 
Simulò un arresto cardiaco, un soffocamento. 
La zia non lo perse di vista un minuto, lui si dimenava, avesse trovato un buco dove sputare... ma nulla; un posacenere oh mio dio, nulla, vi lascio la mia parte di eredità, nulla! liberatemi! 
Nulla. 
Vi prego! 
Nulla! il vortice di un conato e le tuffò dentro, dalla bocca alla gola, dalla trachea con un colpo di tosse all'esofago e giù, pietre in un fosso. 
Voleva morire intossicato. 
La zia vide che aveva gli occhi di fuori, le sue narici dilatarsi, la bocca serrarsi. Prese il cellulare dalla tasca, e chiamò i soccorsi. 
La zia Palidda urlava - Calò, Calò, Calò? 
Lo zio muto. 
In ospedale gli fecero una lavanda gastrica doppia.


Nina Tarantino