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martedì 31 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: Una lettera da Milano

Non te la scopi una lettera, ma la puoi baciare. Puoi andarci al mare con una lettera nella borsa, tenerla sotto il cuscino e dormirci sopra - quante volte l’ho fatto. Puoi sognare - e diventa esperienza aptica ma senza colori - il giorno che l’hai ricevuta e hai fatto i gradini di corsa, l’hai aperta con cura - il tagliacarte, coltello d’argento della nonna lama ancora affilata e punta tonda, dove l’ho messo. Magico rito del rincorrersi tra le parole fitte, e dirsi tutto - cose sciocche , dove però c'è intero, il tuo giorno e le ore dense dei ritmi della notte - sole, io qui a leggere e lei lì a scrivere.

lunedì 30 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: Fototipo 1


Le nostre teste si sfiorano, abbiamo unito le tovaglie, un unico lungo corpo. Io sono bionda, scialba, indosso una ridicola cuffia su cui sono cuciti dei fiori all'altezza delle orecchie. Non mi piace il sole, la pelle si arrossa, fototipo 1. Lei è bruna, occhi grandi, acquosi, non si scotta, diventa d’ambra, ancora più bella, se possibile. Io sono la sua migliore amica. Siamo amiche dai tempi dell’asilo. 
Non è vero del tutto.
Simuliamo una figura aliena, un corpo due teste, uno scherzo della natura, (l’amicizia?). No, l’amicizia non è un gioco.
Sulla battigia ci sono dei pesci piccoli, le squame hanno perduto lucentezza, prosciugati dall’interno, senza vigore, gli occhi eternamente sbarrati. Ma i pesci hanno le palpebre?
Gli anni ci hanno visto procedere, questo bizzarro animale a quattro zampe, due teste, due cuori. Ho dovuto correre per reggere il suo passo, per non strisciare dietro di lei.
- Vuoi dell’acqua?
- No, ma voglio fare il bagno.
- Sì, certo.

venerdì 27 gennaio 2017

Centodiciottobis, la Duecentocinquantalambro e Assopigliatutto

La mia casa si trova allo ZEN.
Questa mega area di periferia si chiama così non perché ci sta una comunità di monaci Zen, no: si chiama ZEN perché è l’acronimo di Zona Espansione Nord.
Chi entra allo ZEN  quando esce se ne va più alleggerito, nel senso: senza portafogli, senza unghie finte, senza ponti dentali.
I ragazzi in genere, per i ponti dentali, lavorano in coppia: uno ti smolla una pedata nei coglioni e mentre tu ti butti a terra tenendoteli e spasimando per il dolore, l’altro ti infila due dita in bocca e con maestria ti sottrae tutto quello che trova  tra ponti, capsule e denti d’oro.

giovedì 26 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: Cristina A.

Scorreva di fretta, sul cellulare si aprivano notifiche, post, twitter e poi le chiamate non risposte, i numeri conosciuti, sconosciuti. I messaggi di lavoro, di simpatia, di dovere, d'amore. La giungla era fitta. Ripose il cellulare, le multe perl'amordiDio, meglio di no. E anche passare col rosso, non sia mai. Un trillo la distrasse. Guardò nuovamente la tastiera: messaggio da Cristina A. Ma esisteva ancora Cristina A.? Si una vita fa, ma tanto tempo fa. Che succede? Aprì più per curiosità che per reale interesse. Non sia mai. Quella era disturbata. 

mercoledì 25 gennaio 2017

Pastorale Americana, recensione


Di Philip Roth avevo letto Professore di desiderio, avevo scoperto che la letteratura americana era andata molto avanti e che questo scrittore usava il bisturi senza timore, era una specie di vivisezionista dell’anima e in quel caso del desiderio. La stessa cosa poi gli ho visto fare in quest’altro romanzo – Pastorale Americana, libro uscito in Italia nel 1998, lo stesso anno in cui vinse il premio Pulitzer per la narrativa.
In queste settimane si è molto riparlato del libro, da quando è uscito nelle sale il film con lo stesso titolo, ma del film non so altro che quello che si dice in giro e cioè che non è riuscito a eguagliare il romanzo, allora mi è venuto il desiderio di parlarne.
Ho visto in questo romanzo un Roth realista e visionario allo stesso tempo, uno che scava e ricuce provando a far ricombaciare i lembi di quello che sembra definitivamente squarciato e irrecuperabile, mi riferisco alla società americana e alle sue conseguenze; mi riferisco a quel fenomeno del terrorismo autolesionista che negli anni sessanta scoppiò in alcune province americane durante la guerra in Vietnam (e che ho l’impressione di rivedere in quegli episodi di assalto di scuole o centri commerciali da parte di alcuni individui, e che compaiono inseriti fra i fatti di cronaca). 

lunedì 23 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: Alta tensione

Cavi dell’alta tensione che attraversavano la campagna da palo a palo, appena arrivati al casotto degli attrezzi il piccolo aveva lanciato l’aquilone che quasi subito si era impigliato intorno ai cavi, gli storni avevano fatto un salto e si erano spostati sui mandorli in attesa che si fermasse la vibrazione, che granmogol aveva buttato in aria quattro madonne e lo aveva sollevato per un’orecchia - il piccolo aveva trentadue anni, ma era grande quanto un bambino di otto anni e mezzo, più o meno - lo aveva sbattuto un po’ di qua e un po’ di là, poi gli aveva urlato di andare a recuperare l’aquilone, così adesso doveva pure arrampicarsi su per il traliccio, con l'orecchia che gli faceva male, e comunque si era anche un po’ offeso.

venerdì 20 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: L'amica perduta

Forse. La memoria a intermittenza, (accendi e spegni) un albero di istanti, ricordi incisi e quelli persi a tratti. Frecce di momenti arrivano dentro a un pezzo di cervello. Una storia frammentata che vola in mente, parentesi graffe da togliere in ordine logico, arrivano parole spezzate nella memoria. Altre si perdono. E mancano giorni, parti, immagini, non puoi tornare indietro, avanti se tieni la memoria breve. La ragione a lungo termine.
Chiudo gli occhi, non mi arrendo, vado tra la gente a riconoscermi, tra i ricordi fissati che non riesco a togliermi dalla testa, pensieri di gallerie vuote, vuote e lunghe. Penso al niente e a tutto, ci sta la fantasia alle mie spalle. Non ho mai avuto bisogno di essere stimolata, devo solo concentrarmi. Ricordo le menzogne di questa vita di bugie, di tagli sotto sale, di donne eccitate che non te la danno.

mercoledì 18 gennaio 2017

Fuoco sacro

Aveva trovato lavoro a trasportare le bombole del gas, su e giù per le scale dei condomini, queste bombole maledette pesanti come la croce di gesucristo, che venisse a vedere un po’ quanto era faticoso anche questo mestiere, rendersi conto del perché fosse così spesso nominato e invocato, lungo le scale dei condomini, sui marciapiedi semidivelti dalle radici dei pini, scendere un po’ a sentire dal vivo le rimostranze di tanti poveri cristi (quelli sì), per cui ogni bombola era un pretesto di metallo cavo, cassa di risonanza per amplificare una collezione di neologismi che non sto qui a ripetere, e insomma s’era messo a trasportare le bombole del gas, ma nella sua testa, sotto la brace della necessità, covava sempre il fuoco sacro del pugile, lui lo sapeva, un rischio di cui era consapevole, che quando ci hai il fuoco dentro non è un mestiere che si può fare, quello di trasportare le bombole del gas. 

Raimondo Quagliana

lunedì 16 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: La posso consegnare io questa lettera?

La posso consegnare io questa lettera, la dia a me. - Ma lei è una parente?
-No, sono un’amica. Non sta bene, la signora è al letto con la febbre! - Non gliela posso dare.

 E così il postino s’attacco al campanello del citofono fino al punto da farmi alzare dal letto.

Franca scese lo stesso e s’affaccio al portone.

 Era un avviso di ritardo di pagamento, una cosa molto personale, ma Franca non fa caso a certe cose. Abitiamo accanto da trent’anni, non ci frequentiamo, ma siamo amiche.

-Non ti sei offesa, vero? Sapevo che eri a letto…me lo ha detto tuo figlio stamattina.

-Certo che no, l’avrei fatto anch’io…oggi sto meglio, grazie, ciao, ci vediamo.

venerdì 13 gennaio 2017

Amicizia ritrovata: Dire tutto

Dito sul simbolo del microfono di WhatsApp, blink del cellulare; registrazione vocale iniziata: «Ciao, anche quest’anno è scappato e si è portato via una scatola piena di registratori a nastro, microfoni, luoghi di ritrovo, chilometri, tutte le maschere, David Bowie, Lemmy, gli USA,


mercoledì 11 gennaio 2017

Totò, il pianobar, le pistole

Totò, vieni qua, adesso ci facciamo una bella partitella a briscola. Totò, tu sei pericoloso, il numero uno, il catenaccio delle ville grandi e lussuose.

 Guardavo Totò come si guarda un eroe personale o un dio della discordia. Una passeggiata isterica, la solita chiacchierata tra individui dello stesso sesso sui fatti della vita e –vieni qua, prenditi il caffè che la giornata è lunga- ideologie differenti (e monotone), quasi una dipendenza dai fatti comuni, non essenziali, che ci disturbavano, ci infastidivano: provavamo invidia, le idee latitavano.