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venerdì 18 dicembre 2015

Cinico Natale: Fidanzamenti in casa Scorciapecora

Le sorelle Antonia e Carmela Scorciapecora con dispiacere dei genitori erano rimaste schette. Una vera mala minnitta considerato che erano sì un po' curtulidde di statura e assai scustumate di carattere, ma quanto a petto e a culu possedevano l'imponenza giusta e non avevano niente da invidiare a nessuna.
Entrambe si avvicinavano alla quarantina ma pensavano di poter fare ancora l'incontro buono. Così quando uscivano per strada era una gara a chi esponeva più mercanzia anche se guardandole non si capiva bene dove ci finivano le minne e dove ci iniziasse il culo. La loro ultima speranza era che Gaetano, il fratello minore, portasse in casa qualche amico suo, ma quel pezzo di fango se n'era andato a lavorare in continente.
La madre, signora Fifidda, ogni tanto sgridava il figlio per telefono: "Sdisonorato ..i to' suoru sunnu schetti e tu ti ni futti....picchì un ci presenti quarcuno?" 
"Mamà ma cu si l'avi a piggiari di ru crape?" protestava esasperato il picciotto
"Vastaso – insisteva la madre – allora maritati tu ca io e to' patri volemu addivintari nannò!"
Poi dieci giorni prima di Natale ci fu la grande notizia che Gaetano scendeva dal continente per passare le feste in famiglia portandosi dietro due pretendenti per le sorelle. Le donne di casa Scorciapecora non stavano più nella pelle e tempestavano di telefonate il rispettivo figlio e fratello.
"Ma sti signori sunnu schetti?" - domandava la madre che voleva fare i matrimoni in Chiesa. 
"Ma a sti signori ci funziona a centralina?" domandava Antonia che essendo la più passionale dava importanza all'aspetto erotico.
"Ma sti signori sanno leggiri e scriviri?" domandava Carmela che essendo l'unica diplomata di casa ci teneva assai alla cultura.
L'unico che non domandava nulla era il padre, signor Gioacchino Scorciapecora perchè era uomo di poche parole e l'unica cosa certa per lui era che, in ogni circostanza, doveva sempre mettere mano al portafoglio.  La signora Fifidda tenne riunione di famiglia in merito al menù che avrebbero dovuto preparare per la cena di Natale.
"Picciotte – disse tutta seria – avemo a fare bella figura cu sti cristiani e vuavutri rui v'aviti a fari viriri fimmini ri rintra"
"Mamà – protestò l'allittrata Carmela – ma figurati! Sti picciotti saranno continentali e in continente non va' di moda a fimmina di casa ma a fimmina emancipata..."
"Mamà...giusto dice Carmela – confermò Antonia – picchì n'avemu a fari viriri pi forza n'ta cucina c'u' farali miso e i pignati 'nte i manu?"
"E picchì in continenti i mugghieri un c'iu priparano u manciari e' i mariti?"
"Eh...comu curri tu Mamà! -  osservò Carmela che oltre ad essere allittrata era anche schizzinosa – prima dobbiamo vedere se a me e a mia sorella sti signori ci piacciono...."
"A suoru però....parra pi tia – la rimbeccò Antonia – a mia mettimi u farali, mi siddia però mi siddia chiù assai farimi sempre u bidè pi carmarimi u sangu!!"
"Che sei materiale!"  - osservò schifata Carmela.
"Basta cu sti riscursi inutili! - tagliò corto la signora Fifidda – fati cuntu ca fra nà simana è Natali e n'avemu a mettiri a travagghiare!"
Da quel momento in casa Scorciapecora non si visse più tranquilli. Ad ogni ora del giorno si facevano pulizie straordinarie, spostamento di mobili per dare alle stanze un aspetto più moderno, prove tecniche in cucina per la preparazione di piatti nuovi ma dai sapori incerti, per non parlare del continuo chiacchiericcio fra Antonia e Carmela sui loro pretendenti.   
Il povero signor Gioacchino Scorciapecora, per quanto di poche parole, si gonfiò talmente i coglioni, che quasi alla vigilia di Natale rivelò incautamente una confidenza fattagli da Gaetano. E così le due sorelle vennero a sapere che i loro due futuri mariti altri non erano che il nannò paterno e il nannò materno di un collega di fabbrica del fratello, insomma due ottantenni rimasti vedovi di fresco. Figurarsi la reazione!
"N'ca picciò stu pezzu ri merda ni vuoli fari cunsumari cu' rui viecchi?" - urlava Antonia tirando calci ai mobili faticosamente spostati e strappando gli addobbi natalizi pazientemente realizzati.
"Ma a stu fitusu chi ci pari... ca c'avemu a casa di riposo? – faceva eco Carmela buttando nella munnizza gli ingredienti per la cena natalizia.
"Oh Bedda Matri! Picchì c'iu ricisti? - si lamentava la signora Fifidda, evidentemente a conoscenza del segreto, mentre correva da una figlia all'altra.
Un bordello simile non s'era sentito mai in casa Scorciapecora finchè ad un certo punto il signor Gioacchino, lungi dal sentirsi in colpa per la impietosa rivelazione fatta, si erse in tutta la sua ritrovata dignità di pater familias.
"Finitila pezzu ri sfralarie ca siti!! - urlò rauco contro le figlie –  chi ghiti circannu? Picchì un vi taliati o' specchiu? Cu v'avi a pigghiari lari comu siti?"
"Antoniuzza ....Carmelina – cercò di rabbonirle la signora Fifidda – sti cristiani certu sunnu n'anticchia vicchiarieddi ma vi fannu addivintari signore ...e poi quannu muorun vi lassanu puru na bedda pinsioni...v'assistimati  a' matri..."
Nonostante le tensioni, il Natale in casa Scorciapecora venne celebrato più o meno a serenamente. I due vecchi e traballanti fidanzatini scortati da Gaetano vennero accolti diciamo festosamente. La signora Fifidda per la cena rimediò una minestrina con le polpettine di carne ben cotta perchè entrambi i generi erano sgangolati. Antonia e Carmela avendo distrutto ogni decorazione natalizia,  per non fare troppa mala figura, furono costrette a rubare l'Albero di Natale della portineria e poi con le lacrime agli occhi vi deposero sotto i regali per i loro fidanzati, acquistati nella farmacia sotto casa, fortunatamente di turno. 
Per la precisione Antonia, regalò al nannò paterno un porta – dentiera con annessa crema adesiva  mentre Carmela regalò al nannò materno una confezione in offerta speciale di pannoloni a mutadina con annessa crema anti - infiammazione. Accompagnarono i doni con un solo bigliettino con su scritto: "Con tutto il nostro amore".

Laura Mancuso