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lunedì 25 luglio 2016

Janub

Di quel figlio che studiava legge e non si sbrigava.

I secondi figli sono diversi, forse fatti distrattamente, cresciuti distrattamente, che tanto ormai sei esperta. E quello venuto così, con grandi idee, sempre a fantasticare, ma come dargli colpa di questo, lei per prima viveva tra i suoi personaggi, anche quando puntava gli occhi sul soffritto, lì tra le cipolle quelli si scambiavano battute che lei appuntava su foglietti, non si può sapere mai possano servire. Di quel figlio che dopo la laurea – gli anni fuori corso non si contavano – un giorno disse mamma, faremo vini, l’ho sognato stanotte, la collina e il lago mi parlavano, fai il vino, ti aiuteremo noi, tu metti le piante e noi pensiamo al resto. E lei che non gli disse di no, fare vino implica l’ascolto della natura, del movimento delle fronde, delle conversazioni tra gli acini.