Lo sentimmo bene dopo che Laerte
lo ferì con la spada avvelenata. Amleto sussurrava per l’affanno ma era chiaro
quel che disse.
Sarebbe stata una vita dedicata
alla poesia.. avrei cercato suggestioni in albe e tramonti, in un mondo amico
di consonanze e passioni e libri: fu una rivelazione atroce diventare adulto,
perdere l’innocenza per la maldicenza altrui, per l’altrui delitto: io che
avrei guardato il corso delle acque senza infrangerlo nemmeno con il lancio di
un sasso mi sono trovato tra guadi smossi dalla piccolezza umana a considerare
il senso della vita. E cosa è la vita se non mistificazione, lei che mi ha
sottratto, in un turbine di azioni scellerate, l’impeto e l’allegria, ma mai il
senno. Non mi importa di morire, nemmeno in questo modo, non mi importa nemmeno
di sapere che tutti quelli che sono stati la mia rovina in questo momento non
stanno meglio di me; Molly, Peggy, la Danimarca non è il posto migliore dove
cercare equilibri, forse altrove, ma non qui dove il valore supremo è lo star
fermi e credere di volersi tutti bene nel nome di una nazione rigogliosa in cui
rigogliano solo le pietre, cambiando sovrani come si cambia il tovagliato,
parlando del nulla per colmare i varchi tra i silenzi, credendo di respirare il
proprio tempo tra stanze prive di aperture.
Si muore perché non si è adatti a
vivere, in qualche modo; si muore e si scompare perché lasciare una traccia è desiderio
di tutti ma non nelle possibilità umane; si muore perché una vita basta per
recare abbastanza danni. A volte meno.
Molly, Peggy, il mondo non sarà
migliore adesso, forse più accettabile, mai quel che dovrebbe essere.
Giorgio D'Amato