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lunedì 28 gennaio 2019

Bianco, rosso Verdone.




Accade che in un piccolo locale di un piccolo centro della provincia di Palermo, gente piccola chieda il pizzo.
Una piccola cifra magari. Che vuoi che sia?

giovedì 13 settembre 2018

Blu come il mare a 500 miglia




Era un freddo venerdì.
Uno di quei giorni in cui il clima ti fa sentire come se fossi davanti un frigorifero aperto, mentre il sudore si asciuga e il caldo diventa più  piacevole.
Quel giorno, quel venerdì alle 11:19, lei lo aspettava. Indosava un abito blu come il mare a 500 miglia dalla spiaggia, e i suoi capelli con il clima erano perfetti e disordinati allo stesso tempo.
Seduta in una panchina dil parco lei pensò: oggi non è il giorno giusto per questo vestito, nel frattempo la pelle delle gambe si rizava al passaggio del venticello fresco tra le sue cosce.
11:23. Lui non arrivava.
È inutile pensò. Alla fine la puntualitàè una virtù  poco comune non concessa a tutti, si, di quelle cose che si trovano in fondo al vesetto di uno yogurt come un premio, e che solo apprezziamo dopo una lunga attesa.
Lui non era mai stato puntuale, già si sapeva, ma almeno varcava sempre la soglia con un margine di ritardo accettabile. Questo venerdì superava il suo record.
11:32. Non ha senso, pensò lei, mentre un capello infastidiva la pupilla del suo occhio sinistro. Il tempo continuava a scorrere e a fare piroette di fronte a lei, trascinando ogni secondo con pesantezza, e lui non appariva.
Alle 11:34 cade nella sua spalla destra una goccia. Acqua.
11:35. Un’altra goccia nella sua mano, questa volta più gelata della precedente, in unistante ebbe l’impressione che tutte le nuvole del cielo si avvicinavano formando un cerchio di acqua condensata sul punto di precipitarsi. Tale fu la forza di quello segno, che in quel momento la ragazza dell’abito blu aveva compresso l’inutilitá dell’attesa.
Sotto l’imminente acquazzone, l’abito blu come il mare a 500 miglia correva con un tono di tristezza, avvolto nella foschia di una delusione.
11:45. Lei andò via, e per lui non ci fu più storia.

Katleen Marún Uparela

giovedì 28 giugno 2018

Pasta Palina


Curò, nella piazza di San Francesco di Paolo già ci sono cento cristiani seduti.. che ci possiamo preparare? Chisti hanno un pitittu che ci fa acitu!
Cosa ci posso cucinari… carne ni avemu?
No, un ci nn’è.
Pisci ni avemu?
No, un ci nn’è.
E allura?
Aspe’, c’è una lanna arrancitusa di sardi salati.
Ma buone sono?
Fetono poco e le mosche non scappanu.
Allora buone sono.
E come le possiamo fare?
Ci ‘ngranciamu una cipudda che il feto così stona e poi ci aggiungo chiodi di garofani e cannella, n’anticchia di sassa di pomodoro e la conza è bell’e pronta. Atturro un bello poco di mollica e accussi si inchinu i panzi. Solo così possiamo accontentare questi cento allafannati.
Mizzicata, ci piaciu!
Curò, mentre li vedevo mangiare come li porci, mi scantava che si potevano sentiri male, che potevano diventare pallidi attipo che ci acchianava un colpo di acetone, e invece restarono tutti vivi. Buona ci finiu.
Talè, questa pasta chiamala palina, accussì la prossima volta ci pare ancora più bella.

Marilena Renda, Carlo Caldovino, Francesca Fontana, Nicolò Giacalone, Salvatore Panasci
(Istituto Alberghiero Pietro Piazza - Palermo)