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venerdì 10 luglio 2020

mercoledì 20 maggio 2020

La conversione di una Signorina Perbene






Io ero una femmina perbene, io ero una architetta con grandi ambizioni,  io avevo una mega villa sul mare, scrivevo poesie, leggevo, aspiravo a una vita normale, adesso tutto è cambiato.

lunedì 18 maggio 2020

La musica è finita gli amici son legati, sarà bellissima!



In conformità con le direttive dell'Assessorato sgarrupato, slegato allegato e presto anche allagato, visti i decreti, i decretini e i dementi di turno si emette il seguente comunicato. 
Per la Trinacria Padania entrano in vigore i seguenti provvedimenti:
Decreto ter riorganizzazione settore MUSICALE
  
I titoli delle canzoni poco padane dovranno essere adeguati secondo i dettami e le indicazioni del neo Assessorato Beni culturali.
Rimodulazione dei Canti popolari
Titoli proibiti                                         Titoli ammessi
Vitti na crozza                                      Vitti na trota
Mi voto e m’arrivoto                             Ti voto e ti rivoto
Quantu è laria la me zita                Quantu l’è brut la me engazada
Si maritau rosa                                     Se lè spusat la Rosa
Cantu di lu carritteri                              Inno del pony express
Ciuri Ciuri                                             Sciurellin Sciurellin

E la pampina di Salvini, di Salvini la pampina
 Obbedite, obbedite, femmini, masculi o come dite!

L’assessurissa di Salvini

Chianci Palermo, chianci Siracusa, ‘a Sicilia havi la Lega rintra ‘a casa.
Correva l’anno du coronavirus, i siciliani avevano diviso:
“Statti canziato con la mascherina, non ti scordare i guanti e l’Amuchina!
E scordati ‘u pani chi panelli, cazzilli, milza e puri i spincionelli,
ti l’ha scurdari, l’ha fari pi ttia, chiuditi dintra o mori d’asfissia!”.
E ‘u sicilianu rinunciò a lu suli, o mari, o cielu, a libertà d’amari,
E lassò iri ‘u manciari di strata, orgoglio suo e sua fonte di vita!
Ma ‘u megghiu l’aspettava ‘na matina, ci parsi barzelletta, un ci cridìa:
la sua Cultura avevan Legata,
ma strittastritta, tutta ‘ncatinata!
O primu corpu la genti cadiu,
l’appressu corpu la genti muriu!
Un corpu n’ta lu cori, un corpu n’tra li rini
Povira, la Sicilia cu Salvini ...
... Amunì, susiti e un beddu corpu di rini !!! 



Adele Musso, Giorgio D'Amato e Viviana Stiscia per Apertura a Strappo Narrazioni

venerdì 15 maggio 2020

Sarà lettissima


In conformità con le direttive dell'Assessorato sgarrupato, slegato allegato e presto anche allagato, visti i decreti, i decretini e i dementi di turno si emette il seguente comunicato. 
Per la Trinacria Padania entrano in vigore i seguenti provvedimenti:
Decreto bis riorganizzazione settore editoria

i titoli di tutti i libri poco padani dovranno essere adeguati secondo i dettami e le indicazioni del neo assessorato Beni culturali.


 Tomasi di...(Lampedusa abolito troppo geolocalizzato):

  El gattun pardolin
 
Verga (il cognome resta, abbastanza padano):

Padron Gesualdo
I terrun che non voion faticà
L' arrobba


Pirandello... paduanello andrà meglio:

L'uomo con la trota in bocca
I giganti della Padania
Pensaci Nello
Sei politici in cerca di soldi




Camilleri (nessuna variazione):

La concessione dell'Assessorato
La mossa di capretta
La scomparsa della Sicilia 




Sciascia...(impronunciabile: sostituire con Anonimo):

Il giorno della Molfetta
Il consiglio padano
Gli zii della Valle del Po
A ciascuno il suo assessorato
Il Cavaliere e il Biscione

Giorgio D'Amato e Adele Musso per Apertura a strappo Narrazioni

giovedì 13 settembre 2018

Blu come il mare a 500 miglia




Era un freddo venerdì.
Uno di quei giorni in cui il clima ti fa sentire come se fossi davanti un frigorifero aperto, mentre il sudore si asciuga e il caldo diventa più  piacevole.
Quel giorno, quel venerdì alle 11:19, lei lo aspettava. Indosava un abito blu come il mare a 500 miglia dalla spiaggia, e i suoi capelli con il clima erano perfetti e disordinati allo stesso tempo.
Seduta in una panchina dil parco lei pensò: oggi non è il giorno giusto per questo vestito, nel frattempo la pelle delle gambe si rizava al passaggio del venticello fresco tra le sue cosce.
11:23. Lui non arrivava.
È inutile pensò. Alla fine la puntualitàè una virtù  poco comune non concessa a tutti, si, di quelle cose che si trovano in fondo al vesetto di uno yogurt come un premio, e che solo apprezziamo dopo una lunga attesa.
Lui non era mai stato puntuale, già si sapeva, ma almeno varcava sempre la soglia con un margine di ritardo accettabile. Questo venerdì superava il suo record.
11:32. Non ha senso, pensò lei, mentre un capello infastidiva la pupilla del suo occhio sinistro. Il tempo continuava a scorrere e a fare piroette di fronte a lei, trascinando ogni secondo con pesantezza, e lui non appariva.
Alle 11:34 cade nella sua spalla destra una goccia. Acqua.
11:35. Un’altra goccia nella sua mano, questa volta più gelata della precedente, in unistante ebbe l’impressione che tutte le nuvole del cielo si avvicinavano formando un cerchio di acqua condensata sul punto di precipitarsi. Tale fu la forza di quello segno, che in quel momento la ragazza dell’abito blu aveva compresso l’inutilitá dell’attesa.
Sotto l’imminente acquazzone, l’abito blu come il mare a 500 miglia correva con un tono di tristezza, avvolto nella foschia di una delusione.
11:45. Lei andò via, e per lui non ci fu più storia.

Katleen Marún Uparela

mercoledì 21 marzo 2018

Crapi e cavoli

Dialogo tra un pellegrino e Rusulè:




Io ti vogghiu ringraziare Rusulè.

E di che cosa di grazia?
Ca finalmente du cacaruni sinni iu.

Senti pellegrino, in questa città cacaruni ce ne sono na picchidda.
Sii più chiaro!

Del critico spargimerda sto parlando, come si chiama? Sgarri.

Ah, quello che siede sul retrè e si fa arripigghiare dalle telecamere? ma non lo feci mica io sto miracolo, lo fecero ai piani più alti.

Ma che mi dici Santa Rusulè, allura u Signuri fu?

Ma quali Signuri e Signuri? Il Governatore fu.
Questo era succiu che non si saziava mai, succi fornicatore che ci piacciono le belle arti e puru li crapri cruri.
E a qualcheduno ci manciò pure u ciriveddu, a nuatri nni manciò tre mesi di picciuli pi caccarinni ncapu. Merda a peso d’oro.E siccomi si attrovò un pusticieddu nna Cammara nuova nuova, pigghiò crapi e cavoli e sinni iu.

Accussi dici Rusulè?

Accussì ricu.

Menu mali, chisto avissi stato peggiu ra pestilienza.

Adele Musso per Collettivo AAS Rusulè di succi e pucci

lunedì 5 febbraio 2018

i gatti narcotizzati



Erano diventati troppi, una pattuglia, la notte facevano la ronda sul muro del giardino che era un buco tra una serie di palazzi.

venerdì 19 gennaio 2018

il pappagallino vedovo



Erano rimasti vedovi in due, uno dentro la gabbia a fare il pappagallo, l’altro dietro un balcone arrugginito a fare il vecchio.
Non lo metta fuori, fa troppo freddo per quella bestia, gli dicevamo, anche se in fondo a noi di quel vecchio pappagallo spiumato non ce ne fregava molto.

giovedì 23 novembre 2017

Lolita low cost



 
A me piace l’autunno, la foglia che ingiallisce, volteggia e cade.
A me piace la superficie scabra e ruvida, le cose lisce mi fanno stare male.
“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia.”

La prima volta l’ho incontrata al supermercato piegata sotto il peso della spesa, le sono corso incontro.
La aiuto, faccio io.
Mi ha guardato e ho potuto vedere da vicino il suo occhio leggermente vitreo lo sguardo annacquato da glaucoma o cristallino spezzato.
Ragazzo sei gentile, ma non ho monete con me. Sai la pensione è misera.
Ecco, il suo fiato da dentiera mi ha inebriato, sono rimasto per un momento fulminato!
Non mi importa, lasci, lasci fare.
L’ho accompagnata fin sotto il portone. La sua crocchia bianca, il passo e il respiro enfisemizzato,  la mia passione che aumentava a dismisura. Ho già deciso, l’amo.
Sì, sono innamorato della beatitudine della terza età, donne che han visto tutto e tutto hanno imparato, della ruga e della stempiatura, dei peli sotto il mento e del fiato da dentiera. Del pannolone che s’intravede sotto la veste scura.
Delle giovini non so che farne, non le vedo nemmeno!
Così ogni giorno l’attendo, la spio, le siedo accanto in chiesa. L’accompagno, le reggo la spesa.
L’altra notte mi hanno fottuto di botte, credo siano stati suoi parenti, ho ricavato una lussazione e meno due denti.
Ma io quando la guardo mi si infiammano i lombi e son certo che se non l’amo io ne morrò immanente. Lei è pallida incontaminata, più della vecchietta dell’ospizio, quella che è spirata la settimana scorsa. Ecco lei me la rammenta.
Adesso aspetto qui seduto con il completo più bello, quante ne ho sedotte in balera, con questa giacchetta e il farfallino lucido, certo ci vuole tempo e pazienza, loro s’accendono con più lentezza, non sono mica come le ragazzine, il motore a quattro tempi ci mette di più ma non si spegne, non ti lasciano per strada, anzi t’aspettano. 

Adele Musso

ingredienti:
una dentiera
un pannolone
una casa di riposo
una balera  
un abito alla Tony Manero