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venerdì 15 maggio 2020

Sarà lettissima


In conformità con le direttive dell'Assessorato sgarrupato, slegato allegato e presto anche allagato, visti i decreti, i decretini e i dementi di turno si emette il seguente comunicato. 
Per la Trinacria Padania entrano in vigore i seguenti provvedimenti:
Decreto bis riorganizzazione settore editoria

i titoli di tutti i libri poco padani dovranno essere adeguati secondo i dettami e le indicazioni del neo assessorato Beni culturali.


 Tomasi di...(Lampedusa abolito troppo geolocalizzato):

  El gattun pardolin
 
Verga (il cognome resta, abbastanza padano):

Padron Gesualdo
I terrun che non voion faticà
L' arrobba


Pirandello... paduanello andrà meglio:

L'uomo con la trota in bocca
I giganti della Padania
Pensaci Nello
Sei politici in cerca di soldi




Camilleri (nessuna variazione):

La concessione dell'Assessorato
La mossa di capretta
La scomparsa della Sicilia 




Sciascia...(impronunciabile: sostituire con Anonimo):

Il giorno della Molfetta
Il consiglio padano
Gli zii della Valle del Po
A ciascuno il suo assessorato
Il Cavaliere e il Biscione

Giorgio D'Amato e Adele Musso per Apertura a strappo Narrazioni

giovedì 16 giugno 2016

Il Gattopardo raccontato dalle cameriere: Mariannina

"Domenico, fai attaccare i bai al coupè, scendo a Palermo subito dopo cena. Padre Pirrone, venga con me, saremo di ritorno per le 11, al più "

Eccolo che si prepara a scendere a Palermo. Io lo so, dove va il Principe, perché mia comare Santa sta a Vicolo Porto Salvo, proprio la porta accanto di una certa Mariannina, che pare che da qualche mese sia lei il passatempo del Principe a Palermo.

venerdì 2 ottobre 2015

Il Gattopardo raccontato dalle cameriere

Tomasi di Lampedusa ci ha raccontato la verità sui fatti de Il Gattopardo?
Le cameriere di casa Salina la pensano diversamente.
Le loro voci narranti propongono una rilettura di eventi, personaggi.
Persino un dettaglio può essere un mezzo per ribaltare quanto abbiamo saputo dalla voce dell'autore.
Buona lettura
(chi volesse proporre una narrazione a tema, contatti FB: Apertura a strappo)


Donna Bastiana Sedara

“buona per andare a letto e basta”(Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Malalingua don Ciccio che al principe di Salina andò a riferire cose che non sono, cose dettate dall’invidia e dalla rabbia di cuore.
Ignorante donna Bastiana lo è. Ma al giorno d’oggi pure che vai a scuola non ti insegnano niente. E poi suo padre, Peppe Giunta detto Mmerda – che è quanto dire – non fece niente per farla acculturare un po’, trovarle un’istitutrice, neanche un romanzo le comprò mai, ma che dico, un abbecedario. Sapeva dire solo “mia figlia è troppo bella, più bella di lei non ce n’è e tanto basta”. Il male da lui partiva perché Bastiana da piccola era una ragazzina vivace e furba, poi quando si formò che i maschi le mettevano gli occhi addosso, suo padre la chiuse. Lei allora fece la fuitina con don Calogero Sedara e finì di consumarsi: passò da una gabbia alla cella di carcere.
Don Calogero ci fece una figlia – Angelica assomiglia tutta a lei! – e poi la mise sotto vetro (la fa andare solo alla Santa Messa delle cinque dell’alba quando non la vede nessuno, scortata).
Voce di popolo, ma che dico, voce di cameriera di casa Sedara, donna Bastiana al pranzo del principe ci voleva andare che si era lavata i capelli con l’aceto per averli più lucidi della pelatura di una puledra – che poi farle prendere un poco d’aria a quella carnagione sempre chiusa le avrebbe fatto bene.
Lui fu porco preciso, le disse che ci sono cose di mezzo che si possono rompere – un matrimonio con il nipote Tancredi, che fa scherziamo? -, che se lei avesse aperto bocca… te lo accolli di stare muta che poi mi fai fare una figura degna del nome di tuo padre?
Lei – dice la cameriera – è diventata di mille colori, ma che dico, diventò come la tempesta d’inverno, i capelli nt’all’aria, gli occhi di fuori, i nervi che le uscivano dal collo; tratteneva le mani per non tirargli le porcellane di Capodimonte , quelle che hanno nel salotto buono. Con una voce che pareva venire dall’inferno gli disse: “schifiu e piruocchio, jecca sangu ru cuori”. Poi ha aggiunto “riferisci che sono indisposta”. Lo disse così, che la cameriera impallidì, mai l’aveva sentita parlare in italiano, e con questi paroloni.

gd

martedì 1 aprile 2014

Letteratura low-cost: Il micio maculato

Alle sei del mattino i siciliani erano già tutti svegli. Gli era venuta voglia di fare strade, zappare, alcuni erano impegnati nel trovare formule nuove di associazione, una diavoleria dal nome cooperativa agricola in cui manovali, contadini e padroni avrebbero condotto insieme la lavorazione delle terre, secondo diceria di popolo gli accordi prevedevano il 70% del raccolto ai contadini e il 30% ai proprietari terrieri. L’avvento dei garibaldini stava producendo un rinnovamento che lasciava attonito persino il principe di Salina che non era troppo convinto delle parole di suo nipote Manfredi – quell’ avventuriero gli aveva riportato che i siciliani stavano distruggendo i templi di Agrigento e la chiesa di San Giovanni degli Eremiti; a Cefalù i mosaici bizantini erano stati staccati e in serata era prevista la scoperchiata della tomba di Federico II.