Alle sei del mattino i siciliani erano già tutti svegli. Gli era venuta
voglia di fare strade, zappare, alcuni erano impegnati nel
trovare formule nuove di associazione, una diavoleria dal nome
cooperativa agricola in cui manovali, contadini e padroni avrebbero
condotto insieme la lavorazione delle terre, secondo diceria di popolo
gli accordi prevedevano il 70% del raccolto ai contadini e il 30% ai
proprietari terrieri. L’avvento dei garibaldini stava producendo un
rinnovamento che lasciava attonito persino il principe di Salina che non
era troppo convinto delle parole di suo nipote Manfredi – quell’
avventuriero gli aveva riportato che i siciliani stavano distruggendo i
templi di Agrigento e la chiesa di San Giovanni degli Eremiti; a Cefalù i
mosaici bizantini erano stati staccati e in serata era prevista la scoperchiata della tomba di Federico II.