Quella mattina in ufficio pensava di essersi salvata,
leggendo negli occhi dei colleghi la stessa paura che fino a qualche giorno
prima aveva attanagliato la sua gola, ma la telefonata del fratello, rimasto a
casa, la smentì: il postino aveva recapitato un telegramma, era stata
licenziata.
L’unica parola che ricordava di aver sentito di quel breve
testo anonimo, ascoltato in un attimo, mandato giù d’un fiato, come un
bicchierino di liquore forte bevuto nelle fredde mattine d’inverno, era quella:
licenziamento.
