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lunedì 12 maggio 2014

Nella stagione dei fichindia

Roman Polanski - Una pura formalità
Erica confidò all’amica: «Oggi, forse, farò l’amore con Ettore.»
Ettore disse all’amico: «Oggi mi scoperò la stronzetta che ho pescato in rete.»
Lei disse: «Chissà che tipo sarà? – poi, ridendo con ironia - Magari mi porterà anche un mazzo di rose.»
Lui mostrò all’amico, con lo sguardo ammiccante, un paio di manette e altri gingilli comprati al sex shop.»
Lei sospirando e con aria inebriata, aggiunse: «Spero mi porti fuori città, in un posto romantico, vorrei possedesse una villetta che si affaccia sul mare.»
Ettore chiese all’amico le chiavi dello scantinato.
Implicita la promessa di restituirle in serata.

Quando Erica ed Ettore si videro faticarono a riconoscersi, anzi non si riconobbero affatto, tanto che Erica dovette fargli uno squillo. 
Il cellulare di lui vibrò a pochi passi da lei. Si guardarono e risero con allegria per l’inaspettata sorpresa.
Lui non le aprì lo sportello per non sembrare ridicolo, ma aveva una fretta impellente e l’avrebbe spinta dentro l’abitacolo con entrambe le mani, tanto pressava la voglia dentro i suoi pantaloni!

Attraversarono un campo che non avrebbero visto mai germogliare. 
Era arido e bello nella stagione dei fichidindia. E quei frutti colorati e spinosi, con i toni che andavano dal rosso granata all’ambra mielato, spiccavano sulle pale appiattite e carnose color della salvia.

Lo scantinato godeva di una luce biancastra e anonima, lui strinse Erica baciandola forte. 
Lei credette a quell’amore impellente e fu subito nuda. E non si arrese al pudore che provava a fermarla, cedette alla fretta per non rovinare quell’attimo di passione infinita.
Lui seppe guidarla, la confuse con baci e carezze animose, mentre le sue mani la frugavano in fondo. 
Lui la legò per i polsi, lei lo lasciò fare, curiosa, eccitata e sorpresa.
Dai tubi che attraversavano il soffitto penzolava quel corpo giovane e fresco, con forme morbide appena. Intatte. 
I capelli biondissimi e lunghi le finivano a metà della schiena.
Lui la guardava bramoso, lei gli sorrideva stupita.
Un gioco che confuse in un attimo la mente di Ettore fino ad allontanare da lui la banale realtà. Un’acquolina improvvisa prese a secernergli dentro la bocca mentre quel ritmo incalzante gliela riempiva di un gusto aspro e violento. 
Le carezze divennero schiaffi, poi colpi sempre più forti.
Lei morì che pendeva dai tubi.

Era un gioco, solo un banalissimo gioco. 
Un imbarazzante incidente, null’altro che un imbarazzante incidente.
Lo disse al commissario. 
Ettore lo spiegò chiaramente, dicendo “anche lei, commissario, da uomo può certo capire.”  E il commissario, infatti, capiva benissimo. 
Ne aveva visti tanti di giochi finiti così che “capire” gli era diventato un mestiere. 
Un gioco, un incidente non può certo rovinare la vita di un uomo.
Il commissario, mano sopra la spalla, consolò Ettore con lo sguardo.
Gli dispiaceva che la Legge fosse quella che era e non fosse ancora cambiata, ma con il tempo, era certo, anche la Legge avrebbe capito e in un tempo non troppo lontano anche Lei si sarebbe adeguata.


Adelaide Jole Pellitteri