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martedì 17 febbraio 2015

AAS LAB: russare

Lui, buona notte, e scompare dietro la porta - quella porta ha bisogno di una verniciata -, da solo. Arriva il solito verso dei piccioni che vengono ad appollaiarsi sulla ringhiera del nostro balcone.  Quel verso ha qualcosa di umano; forse hanno fame, e stasera fa pure freddo. Un duetto; una sinfonia ritmata, alternata, vibrata, modulata, ripetuta, sospesa. Batto le mani e volano via senza rimostranze, vibrano nell’aria (lui non vola, dormiva e continua a dormire; lo sento).

Se riuscissi ad addormentarmi prima, cadere nel sonno, svenire. Raccolgo le coperte sparse sul divano, prendo il cuscino in camera, attendo indecisa sulla porta - ha bisogno di una verniciata, almeno una lucidata). 
Sinfonia vibrata, alternata, ritmata (indugio).
L’ abatjour è ancora accesa, prendo il mio cuscino; apro il cassetto e lo richiudo forte.
Lui dorme e io sento forte il desiderio di urlare, di farmi sentire. I miei sensi si dilatano e i suoi dormono - chiudere la porta non basta.  In bagno prepararsi per la notte sembra una decisione inutile. Accendo le luci sulla specchiera e il mio viso resta in penombra, truce. La crema di semi di lino scompare sulla pelle. Un bagno caldo. L’acqua scorre, forte, sbatte sulla parete della vasca, cresce e rimbomba. Dorme, vorrei che si svegliasse; si sveglierà prima o poi; potrebbe svegliarsi ora. Sogna la sua camicia nuova, il taglio nuovo dei capelli, la sua collega d’ufficio (quella che lo riempie sempre di complimenti). E il bidello della scuola che pota gli oleandri poggiati sulla ringhiera.
(La festa di compleanno che non abbiamo fatto più, dopo quella volta, finita con una corsa in auto verso l’ospedale: si è scelto un bel giorno per nascere il tuo primogenito.)
I piccioni che tubano, si lamentano. Non si sveglia. Sogna - perché meglio di così non si può, vivere costa di più.
(Noi due a passeggiare sul lungomare quando ancora ci tenevamo per mano - io non ci penso più.)
La porta della camera e la porta del bagno sono due barriere, ma ancora non bastano. Immergo la testa dentro l’acqua calda e resto in apnea. Silenzio. Ricomincia, e non posso dirgli di smettere, invece mi rituffo dentro la vasca, e mi prendo per mano da sola.

L’acqua vibra.


Rosa La Camera