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martedì 13 ottobre 2015

Nuovo Cinema Paradiso

E poi si torna –  in aereo, in auto, in treno –, esitazioni, preparativi, gli abiti, le scarpe (te le studieranno – la fattura, le cuciture, le screpolature della tomaia, le suole). Ti guardi allo specchio e già li senti: passano per tutti gli anni, eri un bel bambino, quante ne combinavi (non lo diranno ma tu lo sai, penseranno che  sei  invecchiato male, la pancia, come se a loro non spuntassero capelli bianchi, rughe). E pretenderanno che tu abbia avuto successo: se vai via è perché il paese non ti ha offerto nulla. Lo hai avuto? 

Lo hanno sempre detto, per riuscire bisogna andare via – scappa, vatinni, non tornare, perché qui non c'è niente, scappa e dimentica da dove sei partito, scappa, questo è un paese morto. 
Per riuscire a scappare ci vogliono passioni forti, passioni che ti avvinghiano, che strozzano radici - devono espiantare alberi.
Quelli che rimangono non sopportano vedere chi se n’è andato e torna, per farli contenti meglio indossare scarpe brutte, no, scarpe risuolate, con le teste dei chiodi che fanno capolino.
Chi lascia la terra dove è nato fa uno sgarro a chi rimane – spetta a loro vedere vuoto il posto che occupavi.
Ti ricordi di quando eri piccolo?
Sì, mi ricordo.
E rivedi la piazza, le strade sterrate, i visi di quelli che spiavi, quel che resta del bar, del cinema (quella sera che sull'intonaco di una casa spuntò un film). Ti chiedi se ne è valsa la pena di tornare. 
E intanto torni.

Giorgio D'Amato

Quadro di Caterina Guttuso