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martedì 2 agosto 2016

Io e Loredana: i Testimoni di Geova

Quella è venuta ad abitare qui neanche cinque mesi fa - possiamo dire, in tutta franchezza, di avere il circo Orfei nel vicinato.
Di prima mattina urla come tutte le scimmie del mondo che si stanno contendendo l'ultima banana.
Molla le scimmie ed è il turno degli ippopotami - le passa a fare sguazzetti con il tubo dell'acqua, le cacche dei suoi cani si sciolgono sotto il gettito e se ne vanno in rivoli, la puzza rivoltante; ai cani vorrebbe infibulare l'ano, così dice, ve lo chiudo con la macchina da cucire.
Non ci sembra cosa né da fare, da dire, da pensare.
A mezzogiorno fa sapere che non ha intenzione di cucinare. Poco male, che ordini un piatto pronto e così evitiamo di ascoltare gli effetti dell'olio caldo sulla sua pelle.
Dovete fare la fame, urla.
Il Signore ci ha voluto castigare con l'arrivo di questa che assomiglia ad una che cantava - ora si dimentica le parole - , Loredana.
Da quando c'è lei noi non accendiamo più la televisione, neanche Un posto al sole seguiamo più.
L'altro ieri ha tirato delle scarpe in giardino, si presume che non fossero le sue.
Tre giorni fa ha tirato delle valigie in giardino.
Una settimana fa le hanno suonato alla porta ed erano i Testimoni di Geova.
La cosa più carina fu: cose inutili, figli di bagascia, pazzi da manicomio - che detto da lei assume tutt'altra rilevanza -, andatevene aff'anchiappe con sta storia di diluvio e salvezza e peccato mortale, pezzi di merda che piglio sta cosa che esce dal buco del culo dei cani e ve la lancio addosso. Agitava un badile.
Poi ha abbassato un ramo del nespolo e ha cominciato a tirare frutti acerbi - esultava quando faceva centro.
Noi abbiamo messo la creolina sul muretto di confine - non la sopporta, le ostruisce le vie respiratorie.
Meglio così, che si prenda la sua carovana di animali e vada via. 
Tossendo.


Giorgio D'Amato