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venerdì 29 luglio 2016

Rusulia, va maritati

La cuoca Ninetta ripeteva: Rusulia supra li munti, raccuntava li belli cunti...  
Enza e i suoi   fratelli, da dietro le  grate della porticina sul  giardino, osservavano incuriositi il mondo esterno, a loro proibito.Si trovavano nell'istituto Pietruccio Leone di Mondello, la libertà era fuori da quelle mura. 
U riavulu ci accumparia, va maritati Rusulia."
Le frittate con le patate erano pronte  e i panini potevano essere conditi e distribuiti agli orfanelli che dal profumo avevano già l'acquolina in bocca.
Io sugnu maritata, cu Gesù”.
La filastrocca continuava, e i bimbi intanto bevevano acqua fresca.

Enza arrivò in Istituto all'età di cinque anni e ne uscì ragazza. 
Le suore che seguivano l'educazione dei bambini appartenevano all'ordine francescano ed erano di  origini venete. 
Spesso ammonivano ripetendo che il successo, nella vita, arriva solo con il duro lavoro e il rispetto degli altri... E poi preghiere, quelle non mancavano mai: la mattina, a pranzo, ai vespri e per concludere le preghiere della sera.
L'edificio che ospitava i bimbi aveva numerose stanze, era circondato da un giardino dove i fanciulli trascorrevano  buona parte delle loro giornate giocando.
Nel percorso che ci riportò indietro nel tempo, Enza accelerò  il passo  per raggiungere una salita che l'avrebbe portata alla porticina a lei familiare. Da sempre la considerava il suo spiraglio di libertà.
La scoperta che la porta era ancora lì, come l'aveva lasciata tanti anni fa, le trasmise una vitalità nuova e fece  riemergere  vecchi ricordi mai assopiti.
Non ritrovarla per lei sarebbe stato un duro colpo.
Si sentì che tutto era tornato al proprio posto, e felice proseguì la sua passeggiata per le viuzze del paese.


Rusulia supra li munti
si cuntava li beddi cunti
lu dimoniu ci dicia
va maritati Rusulia
sugnu bona e maritata
cu Signuri sugnu spusata
e la robba nu ne mia
è di Gésu e di Maria.

(dai Triunfi di Santa Rosalia)

Mariella Cirafici