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lunedì 10 ottobre 2016

Una donna, di Sibilla Aleramo - mai letto ma lo recensisco

Caterina mi presta sempre libri di donne, perché lei ha la fissa delle donne e spesso queste donne sono scomunicate e senza coscienza. La prima cosa che mi ha detto quando me lo ha dato è : Impara! Che lei crede io sono una bacchettona che mi faccio comandare da mio marito. Lei non sa invece che io mio marito me lo giro in un dito e se proprio mi fa scattare il cuore (che in certi casi succede ) me ne vado due giorni da mia madre e lui il terzo giorno mi viene a cercare come un cane bastonato. Caterina pure mi dice” che fortuna, tu non hai figli!”. Bella fortuna dico io, che mio marito se la prende con me, anche quando il dottore gli ha detto che è lui che manca, cosa non so dirvi, ma io la verità devo dire, manca di tante cose. Ma da moglie non dovrei dirvelo e perciò non lo dirò.
La storia dovrei dire che mi è piaciuta, ma non l’ho capita tanto bene.
Ma vi devo prima parlare della scrittrice che l’ha scritta la storia, si chiama Sibilla Aleramo, ma è un nome finto, Caterina mi ha detto che invece si chiamava Rina Faccio, che nacque ad Alessandria, in Piemonte, nel 1976 e morì a Roma nel 1960.
Il romanzo uscì nel novembre del 1906, a Roma.
Il titolo “ Una Donna” sta ad indicare, nell’ intenzione dell’ autrice,  come certe donne sono proprio delle buttane! Una ogni tanto, però.

Questa del libro lasciò marito e pure figlio perché voleva essere libera e quindi la scrittrice  voleva dire che certe amiche meglio non farsele, come la mia amica Caterina, che quella se potesse, anche lei lascerebbe suo marito e pure sua figlia! Una bambina bellissima tutta lei, ma speriamo nel carattere somigli a suo padre, che quel poveruomo è un pezzo di pane e neppure compare sulla faccia della terra. Solo che quando gli prendono i cinque minuti, la mazzia. Ma solo per quei cinque minuti, poi è sempre bravo e pure allegro (meglio di mio marito che è invece un matapollo munciuniatu ).
Pure la scrittrice tanto onesta non mi pare che si cambia il nome, come a dire che lei può cambiare come ci pare, anche i nomi. Certe cose non si dovrebbero cambiare, il permesso non glielo dovevano dare.
Questo racconto non mi ha convinta assai perché la protagonista è sempre lei, la scrittrice che racconta cose sue che forse, ho pensato, questa è proprio la storia sua e fa finta sia di un’altra, ma io l’ho capito, perché come fa lei a sapere tutte queste cose di questa Sibilla, (che poi è sempre lei che si è cambiato il nome)che il racconto e raccontato sempre da lei, che però a volte ti confondi  che racconta certi fatti e ci sono altri e a volte invece c’è solo lei.Il romanzo si compone di ventidue capitoli, senza titolo,e a volte perdevo il segno e non riuscivo più a trovare la pagina, e mi sono trovata sempre nella prima parte del racconto, poi mi sono stufate e me lo sono fatto raccontare da Caterina, che lei lo ha letto tutto, fino alla fine, quando lei se ne va e lascia pure suo figlio e pure suo padre, ma questo non lo ricordo bene, se fosse suo padre suo-di –lei o suo padre di lui.
La prossima volta che Caterina vuole prestarmi un libro le dico: Ma è sempre un libro di donne? Se mi dice si, glielo butto in faccia e me ne vado.

Rosa La Camera