No, non mi ricordo, il nome forse, Raffaella, ma c’è tanta gente qui che ha questo nome. Non me la ricordo, era cantante, era ballerina, era esperta di samba? No, non la conosco.
Io ho iniziato da ragazzo a fare il dj, la mia famiglia abitava nella favela qui a Rio de Janeiro, in una casa di cartone, era una casa costruita con il cartone e le riviste settimanali dello spettacolo, mio padre le trovava nella discarica e le cambiava ogni settimana, ero sempre aggiornato sul gossip dello spettacolo, ma io questa Raffaella Carrà non l’ho mai notata su quelle riviste.
Poi quando pioveva la casa si squagliava, il mio letto si squagliava e io scivolavo giù in mezzo al fango, scendevo contento insieme ai miei fratelli, fino al quartiere di cemento, e una notte la cascata di carta e fango si è fermata davanti alla discoteca Fashion, la più bella di Rio, e lì dentro ho visto una ragazza che stava cantando sul palco, giovane, con i capelli a caschetto biondo, si chiamava Rafaella e faceva delle mosse con la testa, i capelli andavano indietro, la faccia in su, si rompeva l’osso del collo, era una mossa stupida, però molto eccitante.
