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sabato 31 maggio 2014

Ministorie di ordinario abbandono

Una delle caratteristiche dell’uomo è disfarsi come meglio crede delle cose di cui non ha più bisogno. Ci sono volte in cui oggetti più o meno grandi prendono troppo spazio, ormai diventati inutili e, a casa, si sa, ci sia sempre bisogno di spazio, o di rinnovare l’arredamento. Altro motivo di cambiamento è provocato dalla rovina nella quale è caduto l’oggetto. Esso è dunque costretto al licenziamento anticipato e ad anni di pensione davvero miseri, se proprio gli finisce male.
D’altro canto, l’uomo non sapendo a chi rivolgersi e spinto dall'innata fretta che tende a deresponsabilizzare ogni minimo gesto improprio e alimen-tato dall'ignoranza, così agisce.


Un materasso bucato
Eccolo, l’esemplare umano che esce dalla sua abitazione, si muove furtivo, sa che, probabilmente, qualcuno potrebbe scoprirlo. È notte e  non c’è anima viva in giro, solo qualche gatto nei dintorni alla ricerca di cibo. L’uomo, rassicuratosi di non essere visto, rientra, dice qualcosa dietro la porta e riesce, ma stavolta non è solo: ha con sé un materasso, e dall'altro lato, a reggergli il tutto, il figlioletto, complice del gesto. Lo vanno a posare accanto al bidone della spazzatura, lo mettono bene, senza recare intralcio ai passanti e alla strada. Bel lavoro! I due così rientrano a casa soddisfatti e liberi. Il materasso, invece, è combinato male, ha qualche buco dal quale escono dei batuffoli bianchi, però non dispera: il divano verde che si trova accanto è in ottima forma, sembra tutto intero, chissà cosa gli avranno trovato di cattivo. Attendono la buon’anima che li porterà con sé, anche al costo venir smantellati e di essere riciclati, perché al freddo, loro, non ci vogliono stare.

Il furgoncino amabile
Da un’altra parte del mondo, due ladruncoli esperti in furti d’auto hanno fatto un affare rubando  un furgoncino dalla targa tedesca. Gli hanno fatto fare un bel giretto, hanno dato un passaggio ad altri omuncoli senza grandi valori per la testa, perché dovevano andare a cercare “le lancia Y picchì su i megghiu”, e poi hanno lasciato il prezioso furgoncino parcheggiato a lato di una strada. Il serbatoio era pieno e, per non rischiare di beccare qualche posto di blocco, hanno pensato di lasciarlo subito e di fregarne la benzina per i loro motorini truccati.

Il furgoncino, ormai sono due anni che in stato di abbandono, ma almeno non è rimasto con le mani nelle mani. Si è reso socievole e infatti ha attaccato bottone con una simpatica Peugeot 106, azzurra, un po’ maltrattata all’interno, ma ancora in gamba per quanto riguarda la carrozzeria. Anche lei è stata abbandonata senza pietà ormai da quattro anni e sotto di sé l’erbaccia ha iniziato a frugarle la marmaglia meccanica ferma da troppo tempo. I due hanno solo la paura che qualche uomo con la divisa e un camion li allontani per sempre.

Un circolo all’aperto
In aperta campagna, un uomo solitario ha lasciato alla terra incolta un cesso. Un regalo da far invidia a chiunque. Naturalmente bianco, ora splende candidamente al sole come un tesoro dimenticato lì per sbaglio. Di un tesoro del genere la natura non sa che farsene, quindi, per il povero cesso non rimane che restare lì ancora chissà per quanto, aspettando qualche collega, ridotto come lui alla pensione anticipata. Ma si rende ben presto conto di non essere da solo: cavolo! ci sono tanti altri cessi come lui, sparsi di qua e di  là per campagna! Due in fondo a destra, vicino la strada, un altro con tavolozza nera, prezioso, e un bidet spaccato in due. Ecco cosa offre la campagna, un luogo di ritrovo per vecchi operai del deretano che finalmente, e chi ci sperava, si incontrano dopo anni di sporco lavoro e sottomissioni. Alcuni sono lì da oltre dieci anni e, a quanto pare, non si prospettano grandi sconvolgimenti all’orizzonte.


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