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mercoledì 17 giugno 2015

AAS LAB verbi: compensare

Un passo dietro l'altro, cercando di non spostare il peso del corpo. Trattiene il fiato per un momento, poi avanza, il piede incerto, scosso da un leggero tremolio.
La corda si muove, il corpo ondeggia per un attimo e il cuore è il peso decisivo sulla bilancia dell’esitazione: giù verso il vuoto o di fronte a lui dritto alla meta, la fine della corda. Di nuovo un passo dietro l'altro. È attento e concentrato. Non deve guardare giù, lo sa bene. Ha paura: del vuoto, di cadere, ma sa che questa sua paura lo terrà in equilibrio fino alla fine. Ma l'equilibrio costa. Non gli piace la posizione: la schiena è rigida, le braccia costrette gli dolgono, la testa è dritta e lo sguardo fisso innanzi a sé. È stanco: vorrebbe lasciarsi andare, rilassare la schiena e le braccia, voltare la testa. Impossibile. Troppo caro il prezzo di questa follia. Per un attimo pensa al vuoto sotto ai suoi piedi, a come sarebbe cadere, alla fugace libertà che gli darebbe la sensazione del vuoto. Basterebbe spostare il peso che lo tiene in bilico: il cuore, dalla corda al vuoto per provare quell’ombra fuggitiva di piacere che è l’assenza di ogni costrizione. 

Mancano pochi passi, ancora un piede dietro l'altro. L'esercizio è quasi finito: resta solo un piccolo tratto di corda. Lo guarda e gli sembra ora lontanissimo, ora vicinissimo. Le braccia intorpidiscono, il collo duole. È vicino, molto vicino. Deve resistere, manca poco: ancora due passi, un piccolo sforzo. Forse potrebbe indulgere a quella seduzione di poco fa. Basterebbe poco: scegliere tra due movimenti in fondo è solo dislocare il peso del cuore.


Annalisa Scassandra