Ecco una mamma è appena uscita di casa, sono le sette e
trentacinque di mattina, un bimbo di mezzo metro che si tiene alla sua mano –
ha la posizione del tedoforo olimpico, anche il passo è uguale, corre corre per
starle appresso.
La mamma indossa una tuta comoda che le servirà fra un’ora
per la palestra. Il bimbo è vestito per benino, mini-jeans con il risvolto e
mini-sneakers rosse, un giubbottino ultimo modello pittibimbo, orologio fuori
misura al polso, trascina un trolley minuscolo, una scatola venti per venti per
dieci, con manico e ruote, a colori fluorescenti.
Va con la sua mamma alla scuola per l’infanzia, come se
fosse pronto per un viaggio. Che viene da pensare, cos’è? un bimbo d’affari, un
omino instancabile di cinquanta centimetri che vola su piccoli aeroplani
costruiti apposta per lui e per quelli come lui. Cosa porterà dentro il suo
mini-bagaglio? una merendina, una mezza banana, piccoli plichi di documenti o
microfilms, forse una bottiglina di acqua.
