"E
così viene Natale. Santa Madonna e la gente va in Chiesa e...a fare
la spesa". Maurizio Vandelli, cantante leader dell'Equipe 84,
venti anni fa ci augurava buone feste con questo delizioso brano. A
molti non dice niente ma a me ha messo subito paura peggio della
befana, vecchietta che veniva dal cielo a bordo di una scopa. L'ho
aspettata per anni ma io non l'ho mai vista e adesso mi sono stufato
peggio della carne a brodo. "La gente va a fare la spesa"
recita la canzone di Adelmo e i suoi Sorapis meteora della musica
italiana. Ed è questo che mi preoccupa peggio di Babbo Natale a cui
non ho chiesto niente quest'anno. Il lato luculliano della festa.
Dicembre, si sa, è il mese delle Feste con la F maiuscola, non si può
e non si deve fare malafiura con gli ospiti. Ospiti che si presentano
in "formazione tipo" come fossero degli sportivi convocati
alle Olimpiadi. Marito, moglie, due bambini. Nonno, nonna,
parenti-serpenti, fratelli coltelli, sorelle bandiera, cugini di
campagna, ricchi e poveri, nullafacenti e nullatenenti, incapienti,
genti ca un ci trasi nenti e, dulcis in fundo, gli 'acquisiti', ovvero
quelli che prima non c'erano
e adesso ci sono,
eccome. Per la cronaca sfioriamo le cinquanta presenze a tavola. E
guai ad aprire bocca. Altro che "tredici a tavola porta male".
Ragionare in cinquanta a stomaco pieno non è peccato ma manco un
prìu. Nuccio (all'anagrafe Onofrio) e la cara mogliettina Sarah (da
leggersi Sarà...perchè ti amo, come le dice sempre lui) iniziano a
pensare alla lista della spesa, dopo la "grande guerra"
di arancine superata senza danni gastrointestinali la sera del 13
dicembre, data in cui Santa Lucia fece il miracolo sulla carestia ai
siracusani tanto da espandersi a macchia d'olio di semi pure nella
nostra famiglia miracolosamente scampata a "i dulura ri
stomaco".
