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lunedì 30 marzo 2015

AAS LAB: rivedere

Haendel era perfetto per i suoi stati umorali, dal dieci di febbraio non l'aveva più tolto dal giradischi - un fermo immagine aveva cristallizzato anni di una vita spensierata, tutto era rimasto immutato, al suo ritorno a casa aveva sentenziato non toccate le mie cose, non toccate niente. 

Cercava di ricordare la trama della coperta, l'effetto liscio del cotone delle lenzuola, l'odore della lavanda che di solito riponeva tra la biancheria, l'ordito della sua camicia da notte - allungo la mano, toccò il morbido della ciniglia della vestaglia, la indossò; dalla camera da letto al salotto percorse tutto il corridoi ricordando ogni singolo mobile, indugiò davanti allo specchio, si sistemò i capelli, prosegui fino alla poltrona lisa - la sua preferita - vicino alla vetrata seduta ispirò profondamente, allungò la mano: il disco parti ancora un'attimo.
Ispirò profondamente, sul tavolo davanti a se teneva carta penne matite dentro un barattolo, le sfilò, ne tenne in mano un mazzetto e cominciò a colorare tentando di ricordare i colori le sfumature l'odore dei fiori l'erba il mare. Dalla vetrata la raggiunsero i raggi del sole e dal calore riusciva a capire l'ora - il ricordo dell'argento e poi l'oro delle squame ondeggianti del mare. Il gatto le rimaneva accanto, anche quando lo cacciava via era l'unica compagnia e al gatto matto (lo chiamava così)  lei raccontava il suo malessere e la sua nuova condizione che la costringeva a casa al sicuro.
Una macchia verde blu e poi il gatto a palla di color rosso arancio. Era lì. 
Si sedette,  ispirò lungamente, gli accarezzò la testa.

Peppa Modotti