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giovedì 3 marzo 2016

Mimesi

Ho trovato una camicia che ha la stessa fantasia della tappezzeria del divano di mia nonna, ho pensato che una volta indossata mi sarebbe stata meravigliosamente addosso.
Così questa mattina è stato più facile del solito uscire una volta indossati gli occhiali da sole il parca la sciarpa i guanti il berretto avevo il mio ingrediente segreto per scomparire: otto bottoni dorati di Saint Andrè marrone Sahara inciso con marrone seppia.

Veloci in bici verso l’ennesimo colloquio di lavoro, via con l’aria frizzantina addosso, mi occupo di trovare un’occupazione. La maggior parte delle giornate le divido in fasce orarie, dieci venti colloqui al giorno. Perché li fai? mi chiedono i miei amici, per stare bene rispondo ridendo.
Ci sono persone che pagano fior fiore di quattrini per andare dallo psicologo, io mi accontento di andare a cercare un lavoro, un qualcosa che mi tenga viva.
Dopo dieci colloqui non mi sento in colpa se vado a fare un aperitivo in centro. Tanto con la mia laurea non ho un lavoro e mai lo troverò.
 A volte mi sento come se avessi un mondo dentro e nessuna occasione di esprimerlo.
La mia Saint Andrè è come una Torino tropicale, combatto ogni giorno per non sentirmi un antiquario del mio presente. E’ imperdonabile la sfacciataggine con cui oggi affronto i tramonti e le albe.
Così, ancora, mi trovo a rinviare i miei sogni.
Non ci sono altre alternative vero?

Mi porti una tisana?
Possiamo sederci?
Esame incredibile, mai stato tradotto.
Si sta sfasciando, mi piace questa edizione, ho imparato il francese con questo libro, ho imparato ad amare Sartre, lui con Sartre ha scritto questo a venticinque anni, pelle nera e maschere bianche, ha una cosa fighissima è molto bello da leggere, è morto giovanissimo nel giro di dieci anni, ne aveva 25 o 26.
Lui ha una formazione da?
Psichiatra e poi è andato in Algeria per fare il rivoluzionario, si è unito ai ribelli, è morto di leucemia, un castigo divino.
Letto e straletto in Italia, è una dimensione che si confà alle mie tempistiche, io ho deciso di leggerne delle parti che lei leggerà.
L'estetica è nel contenuto!

Sognare è il modo più economico per produrre un film. 
Il vicino di fronte legge Jodorowsky, la danza della realtà, e accarezza i capelli alla sua ragazza, porta grandi occhiali e una giacca grigia, si nasconde leggendo a sua volta un libro fotocopiato.
Entra un ragazzo con la barba incolta e il montgomery nero allacciato.
“Ci siamo trovati ad aver alleati ovunque”.
Passavamo sotto i metal detector dei tribunali con le 24 ore in pelle vestiti eleganti e pronti a far esplodere tutto. Quarantasei gradini ci separavano dall'udienza, flussi di giovani avvocati con il Burberry, uomini segnati da grandi occhiaie, bora colorate, scarpe nere in pelle lucide attraversavano le grandi vetrate trasparenti. I più giovani di noi indossavano, sotto la giacca, la camicia blu quasi a voler riprendersi quella fetta di miele che se ne era andata via per sempre e con gli smartphone cercavamo la conferma che il nostro era l’orientamento giusto. Poi ancora una volta trasportavamo trolley con grandi faldoni di documenti sospesi.
Vivevamo di dubbi, nel dubbio che un giorno tutto sarebbe stato scoperto. Abbiamo la certezza che tutto quel respiro che ci tiene in vita e ci fa muovere avanti e indietro contro i pavimenti di porfido rosa stava per essere mozzato.
Contemporaneamente avviene il casting divino.
Apre la porta un uomo corpulento con il chiodo ha sulla sessantina i capelli lunghi e un mal camuffato passato, da fuori sappiamo già che si siederà nel banco dell’imputato.
Sorrisi affettuosi, saluti formali.
La legge rinsecchisce tutti.

Irene Dorigotti