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venerdì 10 novembre 2017

Letteratura Low Cost - L'Ulisse

Leo, detto Fiore, appena alzato guarda fuori dalla finestra e riflette sulla sua fortuna di uomo ammogliato, Molly, cara e devota, quanto una gallina, è impegnata con il fegato di bue che gli servirà a colazione e se la padella si brucia con il grasso della pancetta che ha usato per insaporire la pietanza niente ci fa, lui neanche stavolta si lascia tentare dalle telefonate dell’amico Stephen che con la scusa di andare ad un funerale vuole organizzare una breve gitarella (resti fra noi che si tratta di una delle sue scorribande nell’unico quartiere degradato della linda e ordinata cittadina, nota come Dublino la Casta). 


Neanche stavolta però Stephen riuscirà portare a buon fine il piano, non vorremmo dirlo, per fare un piccolo favore a Molly, sua cara amica d’infanzia,(lui era ancora poppante quando saltava sulle sue ginocchia e le stuzzicava i capezzoli che subito diventavano punte d’acciaio incandescenti) Leo è irremovibile da quando sua moglie ha un nuovo paio di giarrettiere, non riesce ad allontanarsi da lei, quasi fosse prigioniero di un sortilegio.  Per questo Stephen aveva consigliato Molly di regalare le giarrettiere implicate, innocenti giarrettiere rosse, ad un’amica, consiglio che Molly ha meditato a lungo, essendo a conoscenza del grave problema che affligge la cara Mrs Green, afflitta dalle disattenzioni del marito, ma la morte repentina di Mr Green durante (l’ultimo) il tanto desiderato amplesso, blocca l’esito del progetto.

La giornata scorre monotona e stanca Leo segue la moglie per le stanze mentre lei si dedica con meticolosità alle faccende domestiche: spolvera lava stira rifà i letti piange i figlioli ormai lontani taglia il cavolo per la zuppa e grattugia il pane raffermo, ma non tutto, una parte la tosterà che i crostini nella zuppa ci fanno una bella fine meglio che  diventare panatura delle fettine di pollo (che mangiare sempre fettine di pollo… cazzo, sempre fettine di pollo! Ma questo scritto tra parentesi non va letto a voce alta che non sta bene, si tratta solo di un pensiero e se una decide di non dire cosa pensa, ma la pensa e basta, non capisco perché voi dovete leggere queste cose e farle sapere a tutti!!).

Dopo che Molly ebbe finito e l’affiatata coppia si è gustata la meritata cena dopo una giornata di lavori in casa e in giardino: Leo riesce a piantare un alberello, tutto da solo, intanto che Molly lo guarda dalla finestra e gli bisbiglia parole d’incoraggiamento (in verità lei lo stramaledice e gli augura di finire stecchito dentro la buca che ha faticosamente preparato per accogliere le radici del delizioso albero di limoni che Molly ha ricevuto in regalo da Mrs Green) Leo riceve la solita telefonata di Stephen, il quale dice di volerlo portare al mare oppure, se proprio non può al cinema oppure al pub, ma Leo è irremovibile ha ben altro da fare non vede l’ora di recitare insieme a Molly la sua scenetta da cabaret come  tutte le sere prima di andare a letto:  Molly nella sua sottoveste di chiffon, faccia imburrata, lo invita a rimettere la spada nel fodero, e senza pentimenti lo fa salire sul suo letto affinché, dopo essersi uniti in amore, possano finalmente fidarsi l’uno dell’altra, che la fiducia è la medicina per ogni malanno. Si,si,si.  Saranno le due o le tre, ma niente ci fa: Itaca è qua.

 Rosa La Camera


Un pollo,
una gallina
bugotti
fede
trasgressione
Joyce
la casta Dublino