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mercoledì 7 maggio 2014

Murder ballads: Cruel Sister

Mia madre mi partorì nera d’occhi e di capelli in una terra di biondi e di rossi. Il mio destino non poteva che essere segnato. Nacque poi lei, bianca come un cigno - così dicevano. Il suo aspetto era la forma tangibile della sua nobiltà d’animo e di cuore - così dicevano. A me paragonavano il carbone, il minerale del diavolo. Non potevo certo deludere le loro aspettative.
Venne da lontano un cavaliere e quando mi donò un guanto e un anello, seppi che il mio aspetto non mi avrebbe negato l’amore: il secondo guanto me l’avrebbe dato il giorno delle nozze. Per una volta mia sorella passava in secondo piano, dopo che per anni avevo visto i corteggiatori chiedere solo la sua mano. Se qualcuno mi avesse guardata, avrebbe visto che in quel periodo la mia pelle prendeva un altro colore, era diventata luminosa quasi quanto la sua. Piena di gioia un giorno passeggiavo per i giardini del castello quando li vidi presso un cespuglio: gli occhi di lui la imploravano mentre cercava di trattenerla, dicendo che nonostante la promessa di matrimonio fatta a me era solo la sorella bionda quella che lui amava.


Sorella, vieni con me, andiamo a guardare le navi di nostro padre attraccare. Lei mi seguì lieta come sempre - falsa, falsa e traditrice, non una parola sui corteggiamenti del mio futuro marito. Il mare del Nord sotto di noi infuriava. Sorella, mi disse, scorgo le vele che s’avvicinano! Si sporse. Era veramente troppo facile, logico, e era fine che si meritava. La spinsi. Sorella, aiutami! E andava giù, poi ritornava a galla, nuotava. Mai l’avrei toccata con queste mani. Sorella, porgimi almeno la tua mano guantata e avrai tutto ciò che è mio. Ma se lei fosse morta, non ci sarebbe stato bisogno di simili promesse - avevo sempre dovuto fare a metà con lei, anzi s’era presa tutto: l’amore dei miei genitori e quello del mio promesso sposo, quello vero, quello puro, era solo per lei. Era venuto il momento di pareggiare i conti. Però continuava a nuotare – a fluttuare come un cigno, avrebbero detto. Dammi la tua mano, e avrai il mio amato cavaliere. Ah! Adesso ammetteva, dopo aver fatto finta di nulla, di fronte alla morte rivelava senza vergogna la propria vigliaccheria e mio, osava dire, ma sbagliava, le avrei fatto capire quanto un attimo prima che il mare la inondasse. Staccai un ramo da un arbusto e la spinsi. Da bambina ero caduta dal molo, al porto, in un primo momento non avevo capito e avevo ingoiato dell’acqua che mi aveva bruciato narici, gola e polmoni. Sicuramente stava accadendo questo mentre, ogni volta che risaliva in superficie e tentava di prendere una boccata d’aria, io la respingevo giù. Poi avevo trattenuto il respiro e la mia mente aveva perso gran parte delle sue facoltà - l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era aria aria aria - in quel momento qualcuno si era tuffato accanto  me, una piccola mano mi aveva afferrata per il polso e aveva cercato di tirarmi su, ma aveva cominciato a affondare con me, e io riconobbi mia sorella che non sapeva nuotare nemmeno lei e diventava sempre più pesante, fino a quando degli uomini giunti in soccorso non ci sollevarono e ci deposero sulla banchina. Questa volta non sarebbe stato lo stesso, non avrei più dovuto sopportare l’umiliazione del suo tentato sacrificio, anzi, avrei raccontato di aver cercato di fare lo stesso, ma per quanto mi fossi sforzata, disgraziatamente non ce l’avevo fatta: con il bastone continuavo a spingere, sempre più forte, fino a quando tornò a galla senza espressione. 
Al castello si celebrava il matrimonio. Il lutto per la mia povera sorella caduta e annegata nel mare del Nord era stato forte, straziante, ma era passato. Io ero radiosa, anche se mio padre, mia madre e il mio sposo sembravano non essersi ripresi del tutto - l’avrebbero certamente fatto in seguito. Delle nostre nozze avrebbero parlato oltre i confini del regno: erano presenti i sovrani vicini, dame e cavalieri, il banchetto era sontuoso e non si risparmiavano danze e canti. Infine giunsero due menestrelli con un’arpa, un’arpa dalla bianchezza incredibile e le corde dorate. Non appena la poggiarono sulla pietra, eseguì da sola una melodia che mi diede un dolore forte, al petto, e poi cantò. Era la sua voce, la sua terribile – flautata, avrebbero detto – voce che risuonava dalle sue ossa in cui risedeva l’anima: lì siede mio padre, re di Binnorie, e mia madre, la regina. Portate via quell’arpa! Gridai, alzandomi. Vostra altezza, dissero i due menestrelli, non avevamo idea che sarebbe accaduto questo, fateci provare - e tentarono di suonare. La seconda corda disse: lì siede il mio amato William – feci per urlare di nuovo, ma una forza mi zittì e mi fece sedere. Sotto il loro arco, la terza corda cantò: e lì siede mia sorella maggiore, che mi annegò nel mare del Nord.

Two minstrels walking by the north sea strand
They saw the maiden, aye float to land
They made a harp out of her breast bone
The sound of which would melt a heart of stone
They took three locks of her yellow hair
And wi' them strung that harp so rare

Valeria Balistreri